Emilio Frati (Foto Di Pietro)
Emilio Frati (Foto Di Pietro)

Siena, 8 agosto 2020 - «Quando ho finito il lavoro vado in Comune e chiedo ‘dove si può mettere questa targa?’ Se non è possibile trovare una sistemazione in città, allora la attacco qui sopra l’arco della bottega. Comunque sia, resterà a futura memoria di ciò che è accaduto", spiega Emilio Frati.

Spolverino bianco, scalpello in mano, 80 anni superati da tempo, riprende a lavorare sul marmo. A ‘scrivere’ quella frase che gli è venuta dal cuore in questo anno senza Carriere per via dell’emergenza sanitaria. ‘Nei primi giorni del 2020 un virus sconosciuto proveniente dalla Cina semina disagi e tanti morti in tutto il mondo. Anche il Palio di luglio e di agosto non fu corso. Questa pietra vuole ricordare questo brutto momento’, c’è scritto su un grande foglio bianco che serve al maestro restauratore, per 30 anni ‘custode’ delle tarsie del pavimento del Duomo di Siena, di riprodurre le parole sul marmo bianco. Che Frati desidera appunto donare al Comune.

"Spero di farcela prima del 24 agosto e che nessuno mi preceda: ci tengo davvero tanto", conferma mostrando la sua bottega in via degli Archi, accanto alla stalla della Torre. Con frammenti di marmo colorato ovunque e alcune delle opere esposte nell’autunno scorso sotto le Logge della Mercanzia al Circolo degli Uniti. Un’atmosfera di altri tempi, di una Siena dalle mani d’oro. Si fermano tutti a salutare l’artigiano lupaiolo che mostra con orgoglio la sua ultima creazione. Sarà certo meno pregiata, quella targa, quanto ad abilità richiesta. Però densa di significato. "Quando c’è un evento storico, e il fatto che non siano stati corsi i Palii dalla Seconda Guerra certo lo è, deve essere tramandato ai posteri. Non c’è modo migliore di una targa. Vede, sto incidendo con caratteri romani del ’500. Poi si lascia asciugare, si lucida, va tagliata a misura inserendo una cornice di marmo. Applicherò anche la Balzana e una piccola torre del Mangia", spiega indicando gli stemmi che sormontano la sua bottega.

"Mi piaceva da sempre fare un lavoro che fosse di pochi – racconta Emilio Frati –, come quello sulle tarsie". Tecnico restauratore prima all’Opificio delle pietre dure di Firenze, fu chiamato poi dal professor Enzo Carli a lavorare per la Soprintendenza di Siena e per l’Opera del Duomo.