di Teresa Scarcella La scuola resta il tema più caldo. Se ne discuteva a marzo, in piena emergenza, per la chiusura forzata. Si è discusso poi per la didattica a distanza e se ne discute oggi per la riapertura. Fra due settimane dovrebbero tornare in aula, salvo imprevisti, circa 35mila studenti in tutta la provincia, ma le incognite sono ancora tante. Una corsa contro il tempo e ad ostacoli, perché ci sono delle questioni irrisolte e non di poco conto. A ricordarle, non senza preoccupazione, sono i sindacati. Tra queste c’è "la...

di Teresa Scarcella

La scuola resta il tema più caldo. Se ne discuteva a marzo, in piena emergenza, per la chiusura forzata. Si è discusso poi per la didattica a distanza e se ne discute oggi per la riapertura. Fra due settimane dovrebbero tornare in aula, salvo imprevisti, circa 35mila studenti in tutta la provincia, ma le incognite sono ancora tante. Una corsa contro il tempo e ad ostacoli, perché ci sono delle questioni irrisolte e non di poco conto.

A ricordarle, non senza preoccupazione, sono i sindacati. Tra queste c’è "la mancata costituzione da parte dell’Ufficio Scolastico di Siena di un coordinamento con i dirigenti scolastici, l’Asl e le organizzazioni di rappresentanza e tutela dei lavoratori – scrivono Cgil, Cisl e Uil in una nota –. In particolare con l’Asl, è necessario definire quanto prima compiti, modalità e tempi onde evitare sovrapposizione di competenze e ulteriori responsabilità sulle spalle dei presidi".

Non meno spinoso il tema, vecchio ma sempre attuale, del personale docente e tecnico-amministrativo. Le assunzioni, a tempo indeterminato e determinato, annunciate dal Governo, non convincono né soddisfano i precari e le sigle sindacali. I docenti, riuniti davanti alla sede dell’ufficio scolastico provinciale, parlano di un vuoto di 200mila cattedre senza le quali la scuola non può partire.

"Noi non siamo il problema, siamo la soluzione". Questo è lo slogan che li accompagna nella battaglia che stanno portando avanti da mesi nel nome della stabilizzazione e che stanno presentando ai rappresentanti politici. Ieri è stata la volta di Matteo Renzi. A quanto pare, però, non si conoscono i numeri delle scuole provinciali.

"Gli istituti lamentano la mancanza di una rilevazione aggiornata dei loro bisogni, anche di personale aggiuntivo, per riaprire in sicurezza e garantire il distanziamento sociale – scrivono sempre i sindacati -. Resta irrisolto anche il problema dei lavoratori fragili e della loro collocazione, nonché degli studenti fragili, immunodepressi e con particolari patologie che necessitano, al fine di garantire loro l’inserimento nel contesto scolastico con la didattica a distanza, dell’aiuto immediato di educatori. Cosa che coinvolge gli enti locali a cui spetta il finanziamento relativo". E poi c’è ovviamente il rebus dei trasporti. Ancora nessuna garanzia, anzi. La capacità dei mezzi è ridotta al 60%, forse salirà al 75%. Il che vuol dire che per portare gli studenti a scuola ci vorrebbero altri bus che però non ci sono. Insomma, si prevedono due settimane intense e visti i tempi stretti i sindacati fanno l’appello dei vari soggetti interessati nella gestione del rientro a scuola, chiedendo loro di attivarsi e fare sistema.