L’interno della tomba che è stata scoperta casualmente in località Salci
L’interno della tomba che è stata scoperta casualmente in località Salci
Siena, 9 ottobre 2021 - "In nome del popolo italiano... il Consiglio di Stato accoglie il ricorso. E ordina che la sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa". Dopo sei anni trascorsi nell’oblio, senza che nessuno riconoscesse il merito di un’involontaria quanto importante scoperta archeologica, finalmente i giudici hanno dato ragione ad un operaio agricolo di Chiusi, Rocco Rinaldi, 54 anni. Riconoscendo che ha diritto al premio previsto in questi casi dall’articolo 92 del Codice per i beni culturali e del paesaggio per la scoperta di una tomba etrusca risalente probabilmente al IV secolo...

Siena, 9 ottobre 2021 - "In nome del popolo italiano... il Consiglio di Stato accoglie il ricorso. E ordina che la sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa". Dopo sei anni trascorsi nell’oblio, senza che nessuno riconoscesse il merito di un’involontaria quanto importante scoperta archeologica, finalmente i giudici hanno dato ragione ad un operaio agricolo di Chiusi, Rocco Rinaldi, 54 anni.

Riconoscendo che ha diritto al premio previsto in questi casi dall’articolo 92 del Codice per i beni culturali e del paesaggio per la scoperta di una tomba etrusca risalente probabilmente al IV secolo avanti Cristo e dei beni in essa contenuti. "Dopo la sentenza del Consiglio di Stato siamo in attesa della quantificazione del valore del ritrovamento – spiega l’avvocato Michele Pellegrini che lo assiste insieme al collega Giovanni Pravisani – e dunque del pagamento del premio che, a quanto ci risulta, è già stato erogato al proprietario del terreno. Al di là del denaro, finalmente è stato riconosciuto il suo ruolo. Finora nessuno lo aveva mai menzionato, né gli aveva detto semplicemente grazie".

Tutto inizia durante i lavori di aratura di un terreno agricolo, non di sua proprietà, in località Salci, nel comune di Città della Pieve, in provincia di Perugia. L’operaio sente andare giù il mezzo. Il giorno seguente, il 24 ottobre 2015, torna sul posto perché curioso di capire a cosa era dovuto il sobbalzo compiuto dal trattore durante la semina. In quel momento non aveva dato peso all’accaduto perché doveva finire di lavorare. Così si reca lì e porta anche una torcia. E’ allora che Rinaldi si accorge di una cavità nel terreno che contiene reperti di probabile interesse archeologico. Non sapeva ancora di aver trovato fortuitamente quella che è stata chiamata dagli archeologi la tomba di Laris Pulfnas, dall’iscrizione trovata sul lato di uno dei sarcofagi contenuti nella cavità.

L’operaio chiama subito l’avvocato Pellegrini che gli dice di andare alla caserma dei carabinieri per segnalare il ritrovamento casuale. Qui iniziano gli intoppi per Rinaldi. Perché la Soprintendenza non ritiene empestiva la comunicazione, non avendo indicato il ritrovamento dei beni di interesse archeologico entro le 24 ore seguenti, come stabilito dall’articolo 90 del Codice dei per i beni culturali. Dunque niente premio.

Era seguito un ricorso al Tar ma era stato negato anche dai giudici amministrativi. Di qui il ricorso al Consiglio di Stato proposto dall’operaio contro la Soprintendenza archeologica e alle Belle arti e paesaggio dell’Umbria e il Ministero per i Beni e le attività culturali. Che ha invece dato ragione all’operaio il quale avrebbe acquisito piena consapevolezza della valenza archeologica del rinvenimento solo il 24 ottobre, quando si è calato nella cavità e ha scoperto i reperti etruschi, facendo dunque la segnalazione ai carabinieri in tempo utile. Oltretutto la Soprintendenza ha riconosciuto, si legge nella sentenza, "che la sepoltura etrusca scoperta si è ’presentata agli occhi degli archeologi intatta e completa’".