Il pm Daniele Rosa (sopra), a sinistra De Mossi. con l’architetto Biagini
Il pm Daniele Rosa (sopra), a sinistra De Mossi. con l’architetto Biagini
di Laura Valdesi SIENA "Mi è arrivato un avviso di garanzia in ordine agli scavi archeologici al Santa Maria della Scala. Riguarda il sottoscritto e altre tre persone che hanno lavorato nel cantiere", annunciò il sindaco Luigi De Mossi il 28 gennaio scorso. Fu lui a svelare l’indagine del pm Daniele Rosa frutto della denuncia che era arrivata in procura da parte del Soprintendente Andrea Muzzi. "Un atto dovuto, la legge impone la presenza di un archeologo", le sue parole. "Tocca alla direzione generale del Ministero comminare eventuali sanzioni, mentre i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico indagheranno per verificare eventuali illeciti perseguibili penalmente",...

di Laura Valdesi

SIENA

"Mi è arrivato un avviso di garanzia in ordine agli scavi archeologici al Santa Maria della Scala. Riguarda il sottoscritto e altre tre persone che hanno lavorato nel cantiere", annunciò il sindaco Luigi De Mossi il 28 gennaio scorso. Fu lui a svelare l’indagine del pm Daniele Rosa frutto della denuncia che era arrivata in procura da parte del Soprintendente Andrea Muzzi. "Un atto dovuto, la legge impone la presenza di un archeologo", le sue parole. "Tocca alla direzione generale del Ministero comminare eventuali sanzioni, mentre i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico indagheranno per verificare eventuali illeciti perseguibili penalmente", ancora Muzzi. Negli avvisi di garanzia dove il Comune, proprietario del bene, risulta parte offesa unitamente al Demanio culturale dello Stato, si fa riferimento all’ipotesi di danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale. E alla presunta violazione del decreto legislativo 422004, il Codice dei beni culturali e del paesaggio in uno dei più grandi e importanti cantieri aperti in città che puntano al restauro del percorso che attraversa il Santa Maria , la cosiddetta ‘strada interna’.

L’inchiesta è (quasi) chiusa. Il pm Daniele Rosa ha infatti archiviato per tre indagati: il sindaco Luigi De Mossi, il responsabile del procedimento nonché dirigente dei lavori pubblici del Comune, l’ingegner Francesco Montagnani, e il maestro d’arte Antonio Lauria, titolare della ditta che porta il suo nome. Capofila di un’associazione temporanea di imprese che sta eseguendo le opere. Negli oltre due mesi di indagini, il pm ha approfondito la vicenda grazie anche all’aiuto del consulente, il professor Federico Cantini, ordinario di Archeologia cristiana e medievale presso il Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Università di Pisa. Con lui ha effettuato anche un sopralluogo nella porzione del cantiere che era stata sequestrata. Gli accertamenti hanno puntato a verificare da un lato la qualità e l’importanza dell’eventuale danno ipotizzato, verificando al contempo se erano state rispettate le caratteristiche dimensionali. Se si era insomma ‘sconfinato’ rispetto al progetto. Ma la consulenza non ha rilevato a quest’ultimo riguardo alcun illecito, non si era in presenza di scavi non autorizzati. Valutata anche la dinamica dei singoli ruoli. E’ emerso, come detto, che non ci sono responsabilità da parte del sindaco che non ha avuto incidenza diretta sui lavori, né dell’ingegner Montagnani. Neppure della ditta esecutrice. Unica a presentarsi all’interrogatorio del pm Rosa rispondendo alle domande. Le dichiarazioni del titolare Lauria sono state ritenute convincenti, oltretutto supportate da documentazione che ha tra l’altro escluso l’uso di mezzi meccanici, come disposto dalla Conferenza dei servizi sull’opera, gli atti della quale sono stati acquisiti ed analizzati da pm e consulente.

L’indagine è dunque chiusa soltanto per tre indagati. Va avanti per la direttrice dei lavori, l’architetto Caterina Biagini, che in sede di interrogatorio si è avvalsa della facoltà di non rispondere, come fece del resto Montagnani. Si procede dunque per verificare possibili illeciti relativi alla mancata sorveglianza archeologica sui lavori e alla mancata verifica su una piccola parte delle terre di scavo che sono state mandate in discarica senza setacciatura atta a svelare la presenza di eventuali reperti da tutelare.