Mps può ballare da solo. I vertici designati dal cda

Per accontentare la Ue il Governo scenderà sotto il 20% e non farà nomine

Mps può ballare da solo. I vertici designati dal cda

Luigi Lovaglio, ad Banca Mps

Per altri 90 giorni potremmo essere tranquilli, il cielo sopra il Monte dei Paschi dovrebbe essere sgombro di nuvole. Dopo la cessione-blitz di un altro 12,5% di azioni, vendute in meno di un’ora a una pletora di fondi nazionali e internazionali, per due terzi hedge fund anglosassoni, per un incasso di 650 milioni di euro da parte del Ministero dell’Economia e Finanze, il mercato potrebbe vivere una fase di risacca. Anche in vista dell’assemblea degli azionisti, l’11 aprile a Rocca Salimbeni in modalità ’ristretta’, e dello stacco della cedola da 25 centesimi ad azione a fine maggio. Con il Tesoro che dovrebbe incassare altri 84 milioni senza fare nulla, solo grazie al 26,73% di azioni Mps ancora in suo possesso.

Ma i player del risiko della finanza non stanno mai fermi, almeno a parole e nel disegnare strategie. Così questi 90 giorni saranno scanditi da altri giochi di ruolo, alchimie di fusioni e acquisizioni, mosse più o meno studiate delle banche e degli amministratori delegati protagonisti del risiko.

Ma sono le parole del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che stanno indirizzando gli analisti lungo la strada di un Monte dei Paschi che viaggia da solo, almeno per qualche tempo.

In Parlamento Giorgetti ha detto, a commento della vendita del 12,5%: "C’è uno specifico impegno verso la Commissione Europea a dismettere il controllo della Banca Mps da parte dello Stato. Oggi più o meno ci siamo". Per molti è la conferma che il Governo voglia limitarsi a cedere al massimo un altro 10% del Monte dei Paschi, incassando 600 milioni se la crescita in Borsa continuerà (ieri però il titolo ha perso l’1,59%, chiudendo a quota 4,133 euro) e conservando una bella quota della banca senese.

L’ala leghista del Governo tifa per la marcia solitaria. Anche perché tutti i corteggiamenti per dar vita al terzo polo, sia verso Banco Bpm che verso Bper, cozzano contro ritrosie e resistenze dei vertici a Modena e Milano. Più dell’ad Castagna stupisce l’idiosincrasia per Siena del presidente Massimo Tononi, che è stato vertice del Monte, ma forse proprio per questo è allergico a Rocca Salimbeni. Visto che allearsi o comprare il Monte costerebbe troppo, si può pensare a una public company in attesa di tempi migliori, con lo Stato al 16% e il resto parcellizzato tra fondi vari. Ma bisognerebbe neutralizzare politicamente anche la nomina del cda e dei vertici della Banca. Non può più esserci una lista di maggioranza del Ministero dell’Economia sottoposta all’assemblea. Meglio pensare a una lista presentata dal cda: così Bruxelles non potrebbe obiettare.

Pino Di Blasio