"Ci saremmo dovuti vedere domenica ma, questa volta, sono stato io a dargli buca. Di solito era il contrario. Senza di lui il Palio non sarà più lo stesso ma, ne sono certo, Andrea vorrebbe che si facesse il prima possibile. Passava le serate a rivedere quelli vecchi, gli venivano i brividini diceva. Lo guarderebbe da lassù e sarebbe contento. Lo amava tanto". Andrea Mari aveva un rapporto speciale anche con Fabio Miraldi, ex capitano del Drago che con lui ha vinto l’ultima Carriera, il 2 luglio 2018. Miraldi,...

"Ci saremmo dovuti vedere domenica ma, questa volta, sono stato io a dargli buca. Di solito era il contrario. Senza di lui il Palio non sarà più lo stesso ma, ne sono certo, Andrea vorrebbe che si facesse il prima possibile. Passava le serate a rivedere quelli vecchi, gli venivano i brividini diceva. Lo guarderebbe da lassù e sarebbe contento. Lo amava tanto". Andrea Mari aveva un rapporto speciale anche con Fabio Miraldi, ex capitano del Drago che con lui ha vinto l’ultima Carriera, il 2 luglio 2018.

Miraldi, sarebbe bello correre per rendergli omaggio?

"Anche se non fosse possibile bisognerà ricordarlo come si conviene".

Che segno lascia Brio?

"Siena ha perso un fantino, io un amico. Con Andrea, concluso il ruolo di capitano, ho continuato a sentirmi e vedermi. Parlavamo di tutto. La mia compagna lo definiva il mio ’fidanzato’. Ed era invidiosa perché aveva una suoneria dedicata e lei no. Una canzone che mi aveva fatto sentire e che gli piaceva: ‘Quando sarò vecchio’ di Jovanotti".

Come ogni fantino amava osare, faceva parte del suo mestiere.

"Ho letto su un muro una frase ’un giorno la paura bussò alla porta, andò ad aprire il coraggio e non trovò nessuno’. Credo che potesse essere il motto di Andrea. Non ha mai avuto timore di affrontare anche le situazioni delicate, nelle rivali. Non si è mai nascosto".

Come deve essere ricordato Brio?

"Una persona che ha fatto del bene a molti in privato. Un fantino strano, perché gli mancava il cinismo di altri. Forse avrebbe vinto qualche Palio in più. Onesto e bugiardo come Pinocchio, faceva parte del suo lavoro. Però uno di quelli a cui le bugie vengono perdonate perché, ripeto, era buono e generoso".

Dell’ultimo Palio vinto insieme quale ricordo conserva in modo particolare?

"Sono due. Uno mentre si vestiva, prima di entrare in Piazza. C’erano i mondiali, la partita del Brasile. Ricordo che segnò Neymar. ‘Le partite le risolvono i fuoriclasse e questo succede anche nel Palio. Quindi guarda che puoi fare’, gli dissi. Momenti intimi. L’altro che non dimentico è una foto che ho a casa. Finito il Palio fa il segno due con la mano, appena mi vede nella bolgia. Aveva mantenuto la promessa di farmi vincere il secondo. Dal 2014 al 2019 sono tanti comunque gli aneddoti".

Giusto rendergli omaggio in Piazza e poi in Provenzano?

"Lui avrebbe voluto così e io ci sarò. Quando usciva di Piazza mandava sempre un bacio alla Torre del Mangia. Come un ragazzino di Contrada contava i giorni che mancavano al Palio, alla Tratta. E me lo scriveva nei messaggi".

Chi raccoglierà la sua eredità?

"Non so se ci sarà mai ma adesso non vedo altri come lui".

La.Valde.