Milo Manara di fronte a una delle sue tavole. Sarà lui l’autore del Palio d’agosto
Milo Manara di fronte a una delle sue tavole. Sarà lui l’autore del Palio d’agosto

Siena, 8 febbraio 2019 - Maurilio Manara, in arte Milo, classe 1945, disegnatore celebre per le sue donnine, per i turbamenti di Miele, per la trasgressiva saga de Il Gioco, per il Viaggio a Tulum, disegnato su un soggetto di Federico Fellini, venerato dai francesi e da generazioni di fumettari italiani, sarà il pittore del Palio d’agosto 2019. Lo ha deciso ieri la giunta, soprendendo tutti. E facendo presagire altri dibattiti al calor bianco e possibili ‘scontri’ sui canoni del Drappellone.

Ma questo succederà in estate. Ora è meglio godersi le risposte di Milo Manara, quando il cronista gli rivela la novità, chiamandolo nella sua casa di Verona.

«Me lo dice lei che dovrò dipingere il Palio - è la sua prima replica - finora non ho avuto nessuna comunicazione ufficiale».

Qualcuno da Siena l’avrà contattata per sondare la sua disponibilità...

«Ho incontrato il sindaco all’inaugurazione della mia mostra ad Arezzo. Lì mi ha accennato alla possibilità, nel caso fossi d’accordo, di dipingere il Palio. Non è una sorpresa totale, dunque. Non sapevo però che fosse ufficiale».

Le hanno anche detto che ci sono dei canoni da rispettare?

«Sì, so che ci sono degli obblighi. Voglio chiedere se esiste una pubblicazione che raccolga tutti i Palii, in modo da fare qualcosa di originale. Sarei curioso di vedere come l’hanno affrontato i grandi artisti che mi hanno preceduto».

A luglio dell’anno scorso è toccato a Emilio Giannelli...

«Questo lo sapevo».

Cosa la lega a Siena, oltre alla mostra al Santa Maria della Scala, Le Stanze del desiderio, del 2011?

«Quella di Siena, per me, è stata una delle mostre più importanti in assoluto. Anche perché fu allestita dopo quella su Hugo Pratt, ed ebbe tanto successo. Furono giorni emozionanti, vennero a trovarmi tutti i miei amici. E fu l’ultima volta che vidi Jean Giraud, il grande Moebius. Fu la sua ultima uscita dalla Francia, prima di morire. Un atto di amicizia molto toccante».

Pensa di prendere spunto dalle sue celebri donnine per la Madonna dell’Assunta?

«Per me è un onore dipingere il Palio, essere l’ultimo anello di una catena di grandi artisti, di una tradizione nobile e ricca. Non voglio fare scandali per attirare l’attenzione, il Palio l’attira già per conto suo. Credo che il vestiario della Madonna dovrebbe essere corretto. Come volto invece, penso non mi discosterò molto dai miei canoni di bellezza. Ma non vorrei rovinare tutto adesso».

Cosa sa del Palio?

«Tutto quello che c’è da sapere per un non senese. Ho assistito per due volte al Palio, una volta da un balcone privilegiato, credo della Provincia. Un’altra dalla Piazza».

Ha amici a Siena?

«Ho fatto per la Giraffa il ritratto di uno dei capitani più vittoriosi della Contrada, che era morto. Me l’hanno chiesto, adesso è incorniciato nella sala dei trofei. Non so se posso definirli amici, ho parlato con qualcuno della Giraffa».

Cosa prova adesso?

«Un grande onore per far parte di questa tradizione, e anche un po’ di preoccupazione. Cercherò di essere all’altezza dei precedenti».

Chiusa la polemica su Adrian?

«Tutto archiviato. Ma non mischierei il sacro con il profano».