I giornalisti sportivi sono razza a parte: sono gli storici dell’istante, quelli che non sperano nell’immortalità di chi scrive di cronaca e politica. Ne conosco di bravi che sono riusciti a raccontare, nei minimi particolari, partite ed eventi che non hanno mai visto. Eccoli riuniti in una foto allo stadio di qualche anno fa: un bel gruppo che (non) fa colore ma serena atmosfera di giorni andati. Insomma, di cronisti che se la cantano e se la suonano. Mattioli è bravo a fermarli.
Qui siamo magari nell’intervallo di quelle partite dove "abbiamo giocato fino ad adesso così così, ma siamo fiduciosi nel secondo tempo!". C’è sempre stato un velo di pregiudizi nei confronti del giornalismo sportivo, considerato ’minore’, quando in realtà ci sono tanti esempi di luminosa scrittura. Cito solo il trittico magico con Gianni Brera, Giampiero Ormezzano e Gianni Melidoni. Figure che sapevano parlare di tutto attraverso la discesa di un ala in mezzo al campo. Erano tre numeri dieci, tanto per fare metafora, e l’alta scrittura veniva adoperata per confrontarsi con la mitologia dell’evento.
In questi signori che qui vediamo c’è molto altro, qualcuno è semplicemente un intellettuale prestato al calcio, un filosofo di vita, un esempio. È vero, a volte ce la cantiamo e ce la suoniamo, vediamo insomma quello che non c’è. E ci mettiamo sempre un briciolo di poesia, uno strappo alla regola, al consueto. Parlando di giornalismo sportivo, dove sono sempre un ospite spero gradito, mi piacerebbe conoscere la storia del secondo classificato, di chi arranca a metà classifica o a metà del gruppo, o la storia addirittura dell’ultimo: c’è la bellezza, la grazia e l’armonia che le vicende dei vincitori a volte non possiedono. Giocano per sincerità perché qui i trucchi verbali vengono sempre scoperti. Il giornalista sportivo, beato lui, è costretto a scrivere pane al pane e vino al vino, non chiede il permesso, e raramente il cinque diventa un sei.
Quante storie potremmo scrivere su ciascuno di questi personaggi, quanti episodi, aneddoti, curiosità: quando c’è in ballo il passato, diventiamo tutti eccellenti romanzieri. Ma qual è il trucco per ogni buon giornalista? Raccontare una partita di calcio come fosse una guerra ed una guerra come fosse una partita di calcio. Non si può sbagliare.
Massimo Biliorsi