L’imprenditore Antonio Degortes
L’imprenditore Antonio Degortes
"La capienza al 35 per cento al chiuso era una presa in giro, non economicamente attuabile. La decisione di ieri sul 50 per cento, ci lascia comunque insoddisfatti. Ma almeno è qualcosa". Antonio Degortes, presidente emerito di Assointrattenimento, l’ultima volta ha provato a spiegarlo il 27 settembre durante un blitz pacifico al Santa Maria della Scala. Proprio a Enrico Letta che, insieme al ministro Roberto...

"La capienza al 35 per cento al chiuso era una presa in giro, non economicamente attuabile. La decisione di ieri sul 50 per cento, ci lascia comunque insoddisfatti. Ma almeno è qualcosa". Antonio Degortes, presidente emerito di Assointrattenimento, l’ultima volta ha provato a spiegarlo il 27 settembre durante un blitz pacifico al Santa Maria della Scala. Proprio a Enrico Letta che, insieme al ministro Roberto Speranza stava infilando l’ingresso del salone. Ora qualcosa si è mosso dopo che la proposta di capienza per i locali da ballo al 35 per cento consegnata dal Cts al consiglio dei Ministri era stata vista come una pugnalata. Le percentuali infatti sono state ritoccate in serata dal consiglio dei ministri: 50 per cento al chiuso e 75 per cento all’aperto. "È un inizio ma sono numeri che continuano ad avere poco senso. Oggi in Europa l’unico Paese con una capienza ridotta per i locali da ballo è la Spagna che però l’ha fissata al 75 per cento. Basta questo a far capire quanto siamo distanti. Noi siamo d’accordo su Green Pass, tracciamento e una minima riduzione della capienza. Ma devono lasciarci lavorare".

L’unico modello che Degortes e in pratica il resto del comparto senese vede come attuabile è proprio quello spagnolo. "Almeno sarebbe economicamente sostenibile. Io ho ottenuto ristori per circa 8mila euro per La Capannina. Sono cifre che non bastano nemmeno a pagare la bolletta dell’acqua". Il punto per gli imprenditori è anche quello sollevata da Flavio Briatore e cioè il ’connecting people’. In una parola: la gente varca l’ingresso di una discoteca per socializzare e tenderà comunque a stare vicina. "Abbiamo anche intenzione di chiedere due anni ‘bianchi’ a livello fiscale a titolo di ristoro per la chiusura legata alla pandemia". A far bruciare la ferita è anche il fattore stadi dove la capienza è ora al 75 percento. "Come si fa a sostenere che in curva le persone non stiano più vicine che in un locale da ballo?". Degortes comunque è fiducioso. "Apriremo con queste capienze. Ma se l’alternativa è morire o fare i banditi, sceglieremo di fare i ’banditi’".