di Pino Di Blasio Dietro quello studio che dimostrerebbe come il Coronavirus fosse già presente in Italia dall’estate del 2019, che ha spinto le tv cinesi a tempestare di domande le università coinvolte, che ha innescato una serie di reazioni a catena, c’è il professor Emanuele Montomoli. Docente al dipartimento di Medicina molecolare all’Università, manager e socio fondatore di Vismederi, è stato lui ad aver innescato, con i risultati dei test nei laboratori senesi, le rivelazioni che possono cambiare la storia della pandemia. "Tutto è cominciato un mese fa - spiega Montomoli - quando l’Istituto dei Tumori di Milano ci ha inviato un...

di Pino Di Blasio

Dietro quello studio che dimostrerebbe come il Coronavirus fosse già presente in Italia dall’estate del 2019, che ha spinto le tv cinesi a tempestare di domande le università coinvolte, che ha innescato una serie di reazioni a catena, c’è il professor Emanuele Montomoli. Docente al dipartimento di Medicina molecolare all’Università, manager e socio fondatore di Vismederi, è stato lui ad aver innescato, con i risultati dei test nei laboratori senesi, le rivelazioni che possono cambiare la storia della pandemia.

"Tutto è cominciato un mese fa - spiega Montomoli - quando l’Istituto dei Tumori di Milano ci ha inviato un migliaio di campioni di sangue, raccolto in uno screening su pazienti fumatori, da luglio a dicembre 2019. Siccome avevano il sospetto, che cominciava a diffondersi nella comunità scientifica, che il Covid circolasse in Italia e in Europa dall’anno scorso, volevano trovare qualche conferma".

Come si è generato questo sospetto?

"A dicembre 2019 l’Istituto Superiore di Sanità aveva trovato tracce del virus nelle acque reflue di Milano. A fine novembre a Parigi una persona morì per una polmonite sospetta. L’autopsia rifatta mesi dopo accertò che si trattava di Covid. Bisognava capire se erano contagi o relazioni incrociate".

Cosa avete scoperto?

"La ricerca degli anticorpi sui campioni di luglio e agosto ha dato esito negativo per tutti. Qualche traccia a settembre, un po’ di casi a ottobre e poi i numeri crescenti di novembre e dicembre. Su un migliaio di campioni analizzati, 111 sono risultati positivi, avevano gli anticorpi del Covid. Anche se, ovviamente, erano tutti asintomatici".

Basta questo per dire che il Covid c’era già a settembre?

"Questo lo hanno detto dall’Istituto Tumori. L’Università di Siena e Vismederi hanno dedotto dalle indagini che in quei soggetti c’erano anticorpi capaci di legarsi con il virus. E abbiamo chiesto ulteriori indagini".

Si rende conto che lo studio può cambiare tutta la letteratura sulla pandemia, dal paziente zero di Wuhan al mercato degli animali e agli anatemi di Trump contro la Cina?

"Io dico quello che ho trovato in quei campioni, non parlo delle conseguenze. Dalla Cina diverse televisioni mi hanno fatto la sua stessa domanda. Io ho risposto dicendo che questo studio va confermato con indagini ulteriori, sia in Italia che in Europa. Un centinaio di positivi su mille campioni sono un dato preliminare, può voler dire tante cose"

Per esempio?

"Che il virus che circolava in Italia a ottobre 2019 era meno potente, che a Wuhan è mutato ed è diventato altamente aggressivo, un virus diverso rispetto a quello europeo. Per ora la letteratura del Covid non viene cancellata, i risultati delle indagini vanno spiegati per bene".

Chiederete altri campioni?

"Quegli anticorpi reagiscono solo con il Coronavirus, non ha altre reazioni incrociate. Per affermare che il virus circolava mesi prima di febbraio 2020, servirebbero altre prove. Il fatto che ci fossero dei soggetti con quegli anticorpi nel settembre 2019, però, qualcosa vuol dire".

Cosa farete ora?

"Il 19 novembre sarò in conferenza stampa con il direttore dell’Istituto Tumori di Milano Giovanni Apolone e con docenti delll’università milanese. Spiegheremo bene cosa è successo. Poi si vedrà".