"Il sistema dei partiti causa del declino, ora è il momento dei cittadini"

di Orlando Pacchiani

Ha il record di candidati al consiglio comunale, 196 divisi in sette liste civiche, ed è stato il primo a lanciare la corsa a Palazzo pubblico, il

27 maggio dello scorso anno. Fabio Pacciani chiarisce subito perché i senesi dovrebbero votarlo: "Questa città ha finalmente bisogno di una visione e di un’amministrazione civica".

Non trova abusata questa contrapposizione civismo-politica?

"Bisogna chiarirsi: nella nostra accezione, la parola civica vuol dire fare politica con forze che vengono dalla città. E ora è utile perché il sistema dei partiti ha portato alla degenerazione economica e sociale di Siena. È accaduto per decenni con la sinistra, è accaduto negli ultimi cinque anni con la destra".

Però con lei ci sono molti ex politici, dal passato prossimo o remoto nei partiti.

"È un aspetto che non mi turba, anzi ho potuto trovare competenze necessarie per addentrarmi negli aspetti amministrativi. Se hanno lasciato i partiti vuole dire che hanno cambiato idea. E se ci si riferisce come sempre a Piccini, rivendico il contributo di un ex sindaco stimato da tanti senesi come quello di tutti gli altri compagni di viaggio. Se uno preferisce avere alle spalle il Pd o Fratelli d’Italia, si accomodi".

Non considererebbe un limite avere meno rapporti con la politica nazionale?

"Il problema non sono i rapporti, ma tendere o meno la mano per avere l’elemosina del potente di turno. Per guidare una città servono progettualità e capacità di intercettare i finanziamenti, i rapporti poi arrivano".

Siete tanti. Non siete anche troppi e troppo eterogenei?

"No, siamo tanti perché siamo nati con l’idea di dare spazio ai cittadini e in tanti, appunti, si sono ritrovati in questa idea. La partecipazione è una grande cosa".

A un certo punto è stata ventilata una sua lista personale, perché non c’è?

"Avrei potuto metterla insieme senza problemi, ma questa è la dimostrazione che a contare è il progetto comune. Io sono importante in quanto candidato, ma a esserlo davvero sono tutte le persone al mio fianco".

Ha già in mente una strategia per il ballottaggio, nelle due opzioni presente e assente?

"Valuteremo i contenuti. Il piano A è esserci, ovviamente, eventuali accordi con altre forze li valuteremo tutti insieme se ci saranno le condizioni. In generale, in caso di vittoria, l’obiettivo è fare spazio a una nuova classe dirigente".

Guardando ai suoi concorrenti, cosa l’ha colpita di più in negativo?

"Sono rimasto deluso da Nicoletta Fabio e Anna Ferretti, quando spacciano la loro scelta per una sorta di vocazione dettata dall’amore per la città, che tutti abbiamo. Dopo aver detto no a lungo prima del sì, bastava affermassero l’una che era il solo volto per compattare il centrodestra, l’altra che non c’erano alternative per tenere insieme il Pd, come dichiarato dagli stessi esponenti di spicco del partito".