Il Giorno del ricordo. La lezione di Flores:: "Un errore aver taciuto delle foibe per decenni"

Il dibattito in consiglio comunale, presenti anche gli studenti del Galilei. Il sindaco Fabio: "Commemoriamo migliaia di persone uccise o costrette all’esodo forzato dalle proprie case perché italiane".

Il Giorno del ricordo. La lezione di Flores:: "Un errore aver taciuto delle foibe per decenni"
Il Giorno del ricordo. La lezione di Flores:: "Un errore aver taciuto delle foibe per decenni"

Il Giorno del ricordo compie oggi vent’anni. E il consiglio comunale di Siena, guidato dal sindaco Nicoletta Fabio, ha voluto celebrare la ricorrenza lasciando spazio all’intervento del professor Marcello Flores, con la presenza simbolica anche di una classe quinta del liceo Galileo Galilei. "Tutte le leggi memoriali, forse perché istituite a oltre mezzo secolo di distanza dai fatti che richiamavano, sono state a volte oggetto di polemiche, oltre che dell’ovvio dibattito storiografico che inevitabilmente, e fortunatamente, continua offrire nuovi spunti interpretativi, nuova documentazione, narrazioni più incisive – ha detto Flores all’inizio del suo discorso –. L’oggetto storico alla base del Giorno del Ricordo, le foibe e l’esodo istriano-dalmata, ha avuto un tasso polemico probabilmente maggiore perché si è trattato di un evento che, per la stragrande maggioranza degli italiani, è stato conosciuto e approfondito solo abbastanza di recente. Oggi dobbiamo avere la responsabilità, soprattutto nei confronti dei giovani, e la responsabilità di raccontare la storia nella sua complessità".

Flores si è poi abbandonato al racconto significativo di un episodio personale: "Ho iniziato molto giovane il mio insegnamento universitario, a Trieste nel 1975. Lì, l’anno successivo, ci sarebbe stato il processo ad alcuni responsabili della Risiera di San Sabba, l’unico esemplare di lager nazista in Italia, ma nello stesso tempo dei giovani ricercatori avevano iniziato a indagare e scrivere delle foibe e dell’esodo. Ricordo che domandai perché non si portasse a conoscenza di un più vasto pubblico la massa di informazioni raccolte e le ipotesi interpretative. La risposta che mi venne fu che non si poteva perché l’argomento foibe-esodo a Trieste veniva subito strumentalizzato politicamente e si rischiava così di non poter svolgere un’adeguata opera di informazione e di educazione storica. Ancora oggi io sono convinto che proprio il fatto di non parlarne ha costituito un errore imperdonabile".

Dopo il lungo discorso di Flores, e dopo le parole del sindaco Nicoletta Fabio, sono stati tanti i consiglieri comunali, di tutte le parti politiche, a voler fare un intervento, mettendo sulla necessità di preservare la memoria. "A partire dal 2004 la Repubblica si è finalmente impegnata a rimuovere la cortina di indifferenza e, persino, di ostilità che, per troppo tempo, ha avvolto le vicende legate alle violenze contro le popolazioni italiane vittime della repressione comunista, donne e uomini, forze dell’ordine, civili e militari – ha detto il sindaco Fabio –. Ricordiamo oggi migliaia di innocenti assassinati nelle foibe del Carso triestino, tra il 1943 e il 1945, uccisi perché colpevoli di essere italiani, a cui vanno aggiunti i morti nei campi di prigionia. Ricordiamo anche i circa 350 mila italiani che dopo la fine della guerra furono costretti ad abbandonare le loro case e le terre dove erano nati e cresciuti, quelle zone del confine orientale tormentate e tribolate, con una storia complicata e contesa, frammentata e conflittuale. Noi rappresentanti delle Istituzioni, garanti di tutti, siamo impegnati a guardare ai fatti storici con obiettività e valore morale".

Eleonora Rosi