"Ho visto i carabinieri affiancare la donna con il bambino nel passeggino. Quando ho scorto la sua foto sul giornale, i capelli biondi, sono rimasto in realtà un po’ stupito perché li aveva di un altro colore, tipo mogano", racconta il titolare della pescheria ’Azzurra’ di Chiusi che si trova in una traversa di via Morgantini allo Scalo. A due passi dalla strada dove è l’appartamento dell’ex titolare del ’Cavallino Bianco’ che aveva ospitato Erzsebet Katalin Bradacs in quella che sembra oggi assumere i contorni di una fuga. Quando è stata fermata dopo aver portato il corpicino del piccolo Alex al supermercato Lidl di Po’ Bandino la 44enne non aveva il volto sorridente della foto postata su Facebook nel luglio scorso con il figlio. Capelli scuri, appunto, trascurata. Disperata. "Non l’avevo mai vista prima – spiega ancora il commerciante –, ho soltanto notato la scena. Ricordo bene che era giovedì pomeriggio, tra le 18 e le 18,30, io non apro mai prima delle 17. E’ rimasta a lungo con i carabinieri, non so dire quanto è durato il controllo perché entravano i clienti nel negozio. Ma è stato lungo. Poi i militari sono andati via e lei lo stesso". Nulla di strano in questi istanti anche se, come ricostruito dai militari, la donna in realtà girava con un coltello da cucina ritrovato poi dentro la borsa e sequestrato. Usato per tagliare la frutta al bambino, la motivazione di cui gli investigatori non sono per nulla convinti. Anche perché nell’inchiesta entra un ulteriore episodio che avrebbe avuto come teatro via Filzi. Anche in questo caso non lontano dall’appartamento dove la donna era ospite e sempre il giorno prima della tragedia. Il bambino piangeva e la donna per farlo smettere lo avrebbe strattonato. Sarebbe accaduto davanti ad alcune persone che lo hanno segnalato alle forze dell’ordine. Che tuttavia non confermano l’episodio, come pure l’avvocato Enrico Renzoni. "Questo proprio non mi risulta", dice anche se soltanto oggi potrà prendere visione degli atti. Incontrerà la 44enne ungherese in carcere per cui chiederà, se non sarà disposta, una perizia al giudice. Non è ancora deciso se si avvarrà ancora della facoltà di non rispondere come ha fatto la sera della tragedia. Che lei nega di aver commesso.

Fra i particolari che emergono sulla brevissima permanenza a Chiusi Scalo, anche il deposito alla polizia municipale del paese della comunicazione che era alloggiata presso l’amico che oltre dieci anni fa gli aveva dato lavoro nel locale notturno. Poiché non si tratta di extracomunitari ma di persone comunitarie deve essere presentata in Comune. Voleva fermarsi qui a lungo?

Laura Valdesi