di Roberto Borgioni SIENA Tutti a scuola, e questo non si poteva più rinviare dopo oltre sei mesi di lucchetti forzati, anche se purtroppo i primi casi di Covid cominciano già a emergere. Tutti a scuola ma come? Da un settembre all’altro, nelle classi dei nostri ragazzi si è rovesciato un mondo. Adesso non possono esserci più incontri, contatti, risate e magari pettegolezzi adolescenziali nei corridoi. Non esiste più l’amato...

di Roberto Borgioni

SIENA

Tutti a scuola, e questo non si poteva più rinviare dopo oltre sei mesi di lucchetti forzati, anche se purtroppo i primi casi di Covid cominciano già a emergere. Tutti a scuola ma come? Da un settembre all’altro, nelle classi dei nostri ragazzi si è rovesciato un mondo. Adesso non possono esserci più incontri, contatti, risate e magari pettegolezzi adolescenziali nei corridoi.

Non esiste più l’amato intervallo della colazione in gruppi misti, perchè tutti devono fare lo spuntino rigorosamente seduti al proprio banco o perlomeno dentro le strette mura dell’aula, senza poter chiacchierare con nessuno all’esterno. Per andare in bagno, oltre a chiedere il permesso come prima, va indossata la mascherina e bisogna pure fare presto. Non ci si possono più scambiare penne, evidenziatori o righelli, àncora di salvezza per quelli che, inevitabilmente assonnati, erano più distratti al mattino nel preparare lo zaino. E soprattutto è scomparsa la mitica figura del compagno di banco, amico e complice di tante ’battaglie’, ripassi volanti e compiti in classe. Almeno per chi ce l’ha, adesso nelle aule ci sono i banchi singoli per garantire il famoso distanziamento.

Insomma: nulla è più come prima e si sapeva. Del resto, dopo i mesi del lockdown, della forzata didattica a distanza e dei portoni inevitabilmente chiusi, non era nemmeno ipotizzabile che tutto d’incanto potesse tornare come era. Però la scuola è cambiata, sono cambiate le abitudini, i meccanismi, le regole. Ragazzi e bambini, dalle superiori alle elementari, hanno trovato un’altra realtà nel momento in cui si sono riaffacciati in classe. Ritrovarsi disorientati è davvero il minimo.

Per questo abbiamo voluto sentire direttamente le loro voci, le loro prime impressioni. Abbiamo chiesto a un bambino delle elementari, a un adolescente delle medie e a un ragazzo più grande delle superiori di raccontarci le loro sensazioni sul rientro a scuola. Ma non attraverso interviste, facendoli invece scrivere personalmente come da anni accade per il nostro ’Campionato di giornalismo’. Ne viene fuori un reportage direttamente dall’interno degli istituti che, meglio di mille frasi, fa capire la situazione.