di Pino Di Blasio Maurizio Marchesini, presidente del gruppo che porta il suo nome, che ha più di 2mila dipendenti ed è leader nel packaging di prodotti farmaceutici e cosmetici, si gode il successo internazionale di Corima, l’azienda di Monteriggioni che ha venduto le linee di produzione per infialare le dosi del vaccino Sputnik. Ed è pronto a stringere altri accordi con le multinazionali del farmaco. "Venerdì eravamo in videoconferenza - racconta Marchesini - con l’amministratore delegato del gruppo, il direttore generale di Biocad, l’azienda biotecnologica che a San Pietroburgo produce lo Sputnik, più i vertici di Intesa Sanpaolo a Mosca e dell’associazione Italia-Russia. Tutti ci chiedono le nostre macchine per infialare i vaccini". Per...

di Pino Di Blasio

Maurizio Marchesini, presidente del gruppo che porta il suo nome, che ha più di 2mila dipendenti ed è leader nel packaging di prodotti farmaceutici e cosmetici, si gode il successo internazionale di Corima, l’azienda di Monteriggioni che ha venduto le linee di produzione per infialare le dosi del vaccino Sputnik. Ed è pronto a stringere altri accordi con le multinazionali del farmaco. "Venerdì eravamo in videoconferenza - racconta Marchesini - con l’amministratore delegato del gruppo, il direttore generale di Biocad, l’azienda biotecnologica che a San Pietroburgo produce lo Sputnik, più i vertici di Intesa Sanpaolo a Mosca e dell’associazione Italia-Russia. Tutti ci chiedono le nostre macchine per infialare i vaccini".

Per Corima lo Sputnik è stato un affare d’oro?

"Ha fatto da testa di ponte. Aver prodotto quelle macchine in tempi record ha attirato sul gruppo Marchesini l’attenzione delle aziende farmaceutiche. Non è importante che ci rivelino per quali vaccino verranno usate. Basta che ci dicano quante dosi vogliono produrre. E da Monteriggioni diamo alle aziende le macchine che servono".

Anche senza fare i nomi dei colossi, i fatturati di Corima hanno spiccato il volo grazie allo Sputnik..

"Per adesso è aumentato il lavoro, i fatturati cresceranno tra qualche tempo. Abbiamo assunto diversi giovani a Monteriggioni, come lei sa abbiamo raddoppiato da un anno e mezzo lo stabilimento alla presenza dell’ex ministro Carlo Calenda. Ora ci hanno messo molta pressione addosso. Per realizzare gli impianti di infialamento e di dosaggio, normalmente impieghiamo un anno e mezzo. Alla Biocad li abbiamo consegnati in sei mesi. Sono macchine molto costose, tutti ci chiedono di consegnarle in fretta, perché il mondo ha bisogno urgente di vaccini anti Covid".

La Corima a Monteriggioni fa solo linee di infialamento?

"Solo non è l’avverbio giusto. Non si tratta di girare un interruttore e cambiare la produzione. I vaccini sono sostanze vive e anche se il mio gruppo non pensa alla produzione del farmaco e non fa bioreattori, il processo di infialamento è molto complicato e va affrontato con delicatezza estrema".

Quante dosi di Sputnik riesce a produrre Biocad in Russia?

"Abbiamo fornito macchine capaci di infialare 200 flaconi al minuto. Ogni multinazionale sceglie poi quante dosi sono contenute in ogni flacone, da una a sei fino a 10. Teoricamente quelle linee potrebbero infialare mezzo milione di dosi al giorno di vaccini Sputnik, come minimo".

Potrebbero chiedervi altre linee di produzione?

"Sputnik è stato il primo vaccino a entrare in produzione, sono mesi che Biocad sforna milioni di dosi. Per i tecnici di Corima è stato molto difficile programmare l’assistenza per le linee. Abbiamo usato i tecnici di Marchesini Group a Mosca, teleassistiti da Monteriggioni, che hanno guidato il personale di Biocad in tutto il processo. Non ho idea della capacità produttiva dell’azienda russa, dipende da tanti fattori".

Se le chiedessero di fare da tramite per portare lo Sputnik anche in Italia, farebbe da ambasciatore con Biocad?

"Non dipende da noi, le industrie farmaceutiche non rivelano i loro dati e i loro test per mille motivi. Biocad non è un’azienda pubblica, ho conosciuto il proprietario che ha bruciato tutti sul tempo. I russi hanno cominciato a vaccinare prima di noi, hanno venduto milioni di dosi di Sputnik a vari Paesi. Portarlo in Italia violerebbe tutti gli accordi con l’Europa".

I test effettuati dallo Spallanzani sull’efficacia dello Sputnik sono promettenti..

"Il problema è che il vaccino deve passare dalle verifiche dell’Ema e non c’è riconoscimento reciproco tra l’Ema e l’ente russo di controllo. Gli ispettori europei dovrebbero andare a validare gli impianti in Russia e poi dare il via libera".