"Come un’aragosta dentro una pentola"

La violenza domestica è un grave problema legato alla discriminazione di genere, con la donna spesso vittima di abusi fisici e psicologici. La paura e il giudizio sociale impediscono molte vittime di denunciare.

"Come un’aragosta dentro una pentola"

La dottoressa D’Errico

Nell’ambito della discriminazione di genere un fattore molto rilevante è la violenza domestica, la quale è frutto del pensiero dell’uomo che considera la partner un oggetto di suo possesso. Il maschio violento vuole che la donna esegua tutti i suoi ordini senza oltraggiare. La dottoressa D’Errico ci ha fornito alcune metafore riguardanti la violenza domestica fra le quali abbiamo scelto di riportare quella dell’aragosta. Immaginiamo un’aragosta che viene immersa in una pentola tiepida e che piano piano l’acqua aumenti di temperatura, essa non si accorge da subito che quest’ultima diventa sempre più calda. Quando però sarà diventata bollente, l’aragosta non sarà più in grado di fuggire; allo stesso modo il partner inizierà con atteggiamenti prima psicologici e poi fisici contro la donna, fino ad arrivare alla violenza domestica. Un altro tipo di violenza domestica è il femminicidio indiretto, cioè l’offesa psicologica e morale verso la donna. Nei casi in cui si presentano episodi di femminicidio indiretto il partner violento uccide, o tocca qualcosa di molto importante per la vita della donna in modo che essa sia costretta a obbedire a quest’ultimo. Un esempio è il caso in cui l’uomo, per punire una qualunque azione "sbagliata" della partner, toglie la vita ai suoi figli, provocando un atroce ed eterno dolore alla madre.

Molte donne vittime di violenza domestica non denunciano l’accaduto per paura di non essere credute e di venire giudicate dall’esterno. La donna, quindi, viene accusata da molte persone di aver provocato il carnefice anche se essa è la vittima.