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Il bike sharing a Siena: la nostra inchiesta

Una pedalata in città: tra buche, traffico e mille ostacoli

La nostra cronista alla prova in bicicletta

Siena, 15 luglio 2016 - «SIPEDALA» compie un anno. Il servizio di bike sharing elettrico a disposizione di cittadini e turisti, lanciato dal Comune e gestito da Bicincittà, è stato attivato il 30 luglio 2015. In dodici mesi, di strada ne ha già percorsa un bel po’. E’ di pochi giorni fa, infatti, la notizia dell’arrivo di fondi Unesco in città – circa 85mila euro – per potenziare l’infrastruttura della rete con l’installazione di due nuove ciclostazioni (12 posteggi ciascuna) e l’ampliamento degli stalli (con 8 posti ciascuno) di tre delle 13 ciclostazioni già esistenti. Soddisfazione dell’amministrazione a parte, ad un anno dal debutto, La Nazione ha voluto verificare se il servizio funziona, quanto viene utilizzato e quali problemi presenta. Tutti in sella, dunque, si parte...

Prima di tutto mappa delle stazioni alla mano, perché pedalare su una bici elettronica ha sempre i suoi rischi: non sai mai quanto può durare la carica della batteria. Quindi mi dirigo verso la postazione più vicina. Partenza da Viale Curtatone, direzione finale ospedale. Ma essendo una ciclista molto estemporanea, di quelle che pedalano forse una volta all’anno, ho bisogno di scaricare l’applicazione, come mi indica il pannello posizionato ad ogni stallo. Bastano pochi secondi e in un paio di click posso inserire la mia posizione e selezionare il tipo di abbonamento. A me la bici serve solo per poche ore, quindi opto per il giornaliero. Costo del noleggio: 10 euro e posso permettermi di girare comodamente la città per un’intera giornata.

IL SEGNALE sonoro mi indica che la bici è disponibile. La sgancio dal colonnino e salgo in sella. Avrò pure scarse abilità da ciclista, eppure mi accorgo subito che qualcosa non va. La pedalata assistita non funziona, almeno nella bici numero 175 (come mi indica il codice dopo la registrazione) e quando provo a frenare impiego alcuni secondi prima di fermarmi del tutto, con uno stridente rumore di freni consumati. Iniziamo bene. Sarà stato un caso, chissà quante persone usano tutti i giorni questo comodo mezzo per spostarsi tra il traffico cittadino in pochi minuti. Proviamo con un’altra. Riapro la mia ‘app’ e stacco un’altra bici. Prova superata, la collaudo per qualche metro e sembra la cosa più comoda del mondo. Freni giusti e regolazione elettrica delle marce per i più pigri.

Direzione ospedale, ma attraversare il centro storico non è proprio una passeggiata. Primo ostacolo in via Camollia: qui la strada è stretta e difficilmente riescono ad incrociarsi pedoni e veicoli, la mia presenza in bicicletta è del tutto fuori luogo. In viale Vittorio Emanuele la situazione si complica. La strada dissestata non permette di pedalare tranquilli, e siamo costretti a schivare le buche anche per tutto viale Don Minzoni. L’attenzione non deve mai mancare, si sa, ma il percorso può risultare pericoloso anche per i ciclisti più esperti, vista la mancanza di una pista ciclabile. Attraverso la rotatoria della stazione, verso il lungo stradone trafficato prima delle Scotte. In viale Bracci sto attenta a mantenere la destra, ma le distanze sono minime e una sbandata improvvisa potrebbe costarmi cara. Manca poco per arrivare alla meta. Ancora poche pedalate e raggiungo la ciclostazione dell’ospedale. Arrivata a destinazione inserisco di nuovo la mia bici nel colonnino elettrico e scatta il click. La velocità con cui sono riuscita ad arrivare all’ospedale è sicuramente un punto a favore del bike sharing, ma sulla sicurezza del percorso c’è ancora da pedalare.