Marco Barbanera, Ceo dell’azienda di Cetona
Marco Barbanera, Ceo dell’azienda di Cetona
Il nonno Altero Barbanera, prima e dopo la seconda guerra mondiale, a partire dal 1938, dalle Piazze (frazione di Cetona) si recava tutte le settimane al mercato a Roma per vendere generi alimentari di produzione propria. Dopo meno di cento anni e tre generazioni, i nipoti Marco e Paolo hanno costruito una delle aziende più floride dell’intera provincia di Siena. L’azienda Barbanera nel 2020 ha fatturato 33 milioni di euro e prodotto 11 milioni di bottiglie di vino, distribuite in oltre 50 Paesi nel mondo. Al primo posto la Germania, a seguire Stati Uniti e Inghilterra. Il loro core business è il vino ma non nella maniera più strettamente tradizionale. Marco Barbanera, CEO dell’azienda, racconta l’intuizione che ha...

Il nonno Altero Barbanera, prima e dopo la seconda guerra mondiale, a partire dal 1938, dalle Piazze (frazione di Cetona) si recava tutte le settimane al mercato a Roma per vendere generi alimentari di produzione propria. Dopo meno di cento anni e tre generazioni, i nipoti Marco e Paolo hanno costruito una delle aziende più floride dell’intera provincia di Siena. L’azienda Barbanera nel 2020 ha fatturato 33 milioni di euro e prodotto 11 milioni di bottiglie di vino, distribuite in oltre 50 Paesi nel mondo. Al primo posto la Germania, a seguire Stati Uniti e Inghilterra. Il loro core business è il vino ma non nella maniera più strettamente tradizionale. Marco Barbanera, CEO dell’azienda, racconta l’intuizione che ha cambiato la storia della compagnia. "Quando andavo in vacanza osservavo gli stranieri che, ogni sera, nell’ora del relax leggevano un libro mentre sorseggiavano un vino– racconta – pensavo ai vini toscani che sono perfetti per essere consumati durante i pasti, meno come ‘bevanda di compagnia’. Così ho coinvolto uno dei migliori enologi sul mercato e insieme abbiamo cercato di creare un nuovo stile di prodotti, vini più facile da bere".

I vini selezionati provengono da tre regioni italiane importanti dal punto di vista enologico: Toscana, Puglia e Sicilia. Con le aziende fornitrici che producono vino sono stati stretti importanti rapporti di collaborazione ormai decennali. Nella sede della Barbanera poi, viene creato un blend, costruito sulle esigenze del mercato di riferimento. Tutto ‘tailor made’ come dicono gli americani. Oggi sono circa 400 le etichette che vengono ideate da uno studio grafico interno. Nomi diversi per mercati e palati diversi. A chi obietta che un’azienda così sarebbe potuta nascere ovunque, i fratelli Barbanera rispondono che invece sarebbe potuta nascere solo a Piazze, dove sono le loro radici e dove hanno da sempre respirato l’importanza del vino. E’ anche per questo che nel 2008 la famiglia Barbanera ha acquistato l’azienda agricola Vecciano, oggi Le Forconate, situata nel comune di San Casciano dei Bagni. "Ho voluto anche io mettermi alla prova, partendo dalla terra. Curare una vigna è un lavoro diverso", racconta Marco Barbanera. 7 ettari e mezzo di vigneti che oggi sono diventati quasi 30 e da una prima produzione di sangiovese e merlot oggi vengono prodotti anche il sagrantino, il cabernet franc, il petit verdot ed il vermentino. Di recente, l’azienda ha investito nell’ampliamento dei locali di vinificazione, fermentazione ed invecchiamento. Probabilmente il fatto di lavorare in mercati internazionali, dove la concorrenza è molto alta, ha fatto sì che la compagnia, prima di altre abbracciasse la modernità. Un esempio su tutti l’utilizzo della sola energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili. Nell’ultimo periodo però Barbanera ha cominciato a proporsi sul mercato interno e qui le sfide sono di altra natura. Marco pensa spesso a quale sarà il futuro dell’azienda. Le sue due figlie e i nipoti lavorano tutti qui. Una di loro, laureata in lingue, segue il mercato cinese che ha prodotto un milione di euro di fatturato, sicuramente destinato a crescere. Oggi lavorano nella sede di Piazze 34 persone, tutte famiglie della zona. Il cruccio che traspare dalle sue parole è che il prossimo investimento, un polo logistico super tecnologico, verrà realizzato in Umbria, al confine con la Toscana. Lì c’è una burocrazia molto più snella. Certo, meno vincoli ambientali rispetto alla Toscana ma a lui sarebbe piaciuto continuare a investire nella terra di suo nonno Altero, restituendo al territorio parte di quello che ha ricevuto.

Federica Damiani