Intervento chirurgico non riuscito, sfera sessuale compromessa: la moglie risarcita di 80mila euro

L’operazione effettuata all’ospedale San Bartolomeo di Sarzana (La Spezia), l’Asl 5 aveva pagato soltanto il marito. Accolta la tesi dall’avvocato Jacopo Alberghi, riconosciuto il danno esistenziale riflesso alla donna

Nel delicato intervento chirurgico l’uomo si è visto compromettere la propria funzionalità erettile (foto di repertorio)

Nel delicato intervento chirurgico l’uomo si è visto compromettere la propria funzionalità erettile (foto di repertorio)

La Spezia, 23 febbraio 2024 – L’intervento chirurgico non è riuscito e l’Asl 5 è stata condannata a risarcire non soltanto il paziente ma anche la moglie. Nel delicato intervento chirurgico infatti l’uomo si è visto compromettere gravemente e irrimediabilmente la propria funzionalità erettile a causa delle lesioni riportate dall’errore chirurgico, andando quindi a penalizzare fortemente la sfera famigliare e delle abitudini affettive della coppia di cinquantenni residenti in Val di Magra. Il giudice del tribunale della Spezia ha quindi accolto la tesi presentata dall’avvocato Jacopo Alberghi, difensore della donna che ha ottenuto un risarcimento di 80 mila euro come danno esistenziale. Quindi non soltanto il marito è stato risarcito dall’azienda sanitaria spezzina dopo l’intervento, mal riuscito, eseguito all’ospedale San Bartolomeo di Sarzana ma anche la sua signora essendo state riconosciute le pesanti modifiche delle abitudini di vita di coppia, compresa dunque anche l’impossibilità di continuare a avere una normale e regolare intesa sessuale compromessa dalle condizioni fisiche dell’uomo al tempo dell’intervento di 58 anni, uno in più della moglie. L’azienda sanitaria aveva ammesso il risarcimento in favore dell’uomo ma ha sempre contestato la richiesta della donna non riconoscendo il danno esistenziale riflesso subìto.

Quindi la moglie per vedersi riconosciute le proprie ragioni si è rivolta al legale Jacopo Alberghi del foro della Spezia. L’avvocato santostefanese ha fatto leva sul diritto alla sessualità inquadrandolo tra quelli inviolabili della persona, un "modus vivendi" essenziale per l’espressione e lo sviluppo della persona, della struttura di coppia vista anche come forma di spensieratezza e serenità d’animo. La perdita oppure la riduzione della sessualità quale conseguenza di una lesione operatoria, oltretutto in età ancora giovane e quindi con una prospettiva di vita ancora lunga, rappresenta un danno riconosciuto dal giudice del tribunale spezzino Adriana Gherardi come "riflesso", da non confinare dunque esclusivamente nel compimento dell’atto sessuale ma allargandolo una più ampia sfera del rapporto personale, intimo e di complicità della coppia. L’azienda sanitaria spezzina quindi è stata condannata al risarcimento, oltre che dell’uomo, alla misura di 80 mila euro a favore della donna oltre al pagamento delle spese legali di soccombenza e della consulenza tecnico interessata.