Prato, 29 gennaio 2020 - Violenze sessuali ripetute per anni e anni nei confronti di due fratelli, entrambi minorenni all’epoca in cui si sono verificati i fatti. Si sarebbero consumate - ipotizza la Procura di Prato - fra le mura dell’ex comunità religiosa «I Discepoli dell’Annunciazione». Sia nella sede di Prato in via Bologna, che in quella di Calomini in provincia di Lucca. Un inferno che si scoperchia. Nove gli indagati, fra cui il fondatore della comunità, don Giglio Gilioli, 73 anni, sacerdote veronese trasferitosi a Prato da oltre dieci anni.

A macchiarsi di violenza sessuale su minori e violenza sessuale di gruppo sarebbero cinque sacerdoti, un frate e tre religiosi che avrebbero fatto parte di quella comunità religiosa che ora non esiste più, soppressa ufficialmente un mese e mezzo fa con tanto di decreto emesso dalla Congregazione per gli Istituti di vita consacrata della Santa Sede, per una serie di problemi fra i quali «forti perplessità sullo stile di governo del fondatore e sulla sua idoneità nel ricoprire tale ruolo».

L’inchiesta, avviata alcuni mesi fa e affidata dalla Procura alla Squadra mobile della questura, è nel frattempo stata supportata dalle dichiarazioni effettuate di fronte agli investigatori dalle due presunte vittime. Nei giorni scorsi, su disposizione delle pm titolari dell’inchiesta, Laura Canovai e Valentina Cosci, sono scattate perquisizioni personali sia a carico dei nove indagati sia relative alle varie sedi dell’ex comunità religiosa: non solo quelle di Prato e di Calomini, ma anche in una terza aperta ad Aulla. Questo perché, secondo la Procura, c’è un fondato motivo per ritenere che gli indagati possano conservare in quei locali documenti cartacei e informatici - comprese registrazioni audio e video - relativi agli episodi incriminati.

Documenti, pensano gli investigatori, dai quali potrebbe anche emergere l’esistenza di altre vittime, oltre ai due ragazzi che accusano i religiosi. E’ proprio dalle loro dichiarazioni che starebbero emergendo indizi pesanti, che suggeriscono clamorosi sviluppi investigativi. Le vittime coinvolte, dicevamo, sono due fratelli, entrambi affidati per ragioni di cura, educazione, istruzione e custodia ai sacerdoti e ai religiosi dei «Discepoli dell’Annunciazione». Per uno di loro i fatti risalgono al periodo che va dal 2008 all’estate del 2016. Gli abusi si sarebbero consumati sia nella sede della comunità in via Bologna che in quella di Calomini.

In questo caso l’ipotesi di reato, che coinvolge otto dei nove indagati - non è solo quella di violenza sessuale, ma anche quella di violenza sessuale di gruppo, effettuata con violenza, minaccia ed abuso di autorità. E avrebbero partecipato agli episodi, ipotizzano gli investigatori, non solo gli indagati ma anche altre persone tutt’ora in corso di identificazione. L’altro fratello sarebbe stato abusato da due degli indagati. Anch’egli minorenne all’epoca dei fatti, sarebbe stato costretto a compiere e a subire atti sessuali nella sede pratese della comunità religiosa dal 2009 al 2012.

A Prato «I Discepoli dell’Annunciazione» erano presenti fin dal 2005 in una prima casa a Iolo per poi trasferirsi nel 2014 in via Bologna, in una struttura più ampi e accogliente. Invece all’Eremo di Calomini, suggestivo luogo di preghiera incastonato nella roccia lungo la strada che da Gallicano porta a Vergemoli, i «Discepoli dell’Annunciazione» sono arrivati nove anni fa, accolti festosamente dalla Diocesi. Come spiegavano nel loro sito, ancora attivo, costituivano una «comunità mariana che ha scelto Maria, Madre di Gesù, come madre, maestra e modello di ogni suo membro». E ancora: «Il Discepolo dell’Annunciazione è un evangelizzatore. E’ chiamato a portare l’annuncio del Vangelo ai ragazzi dall’adolescenza alla giovinezza, ai fidanzati e sposi, ai Consacrati religiosi e sacerdoti. La comunità per la maggior parte svolge l’apostolato in collaborazione con i parroci, quindi nelle parrocchie». Belle parole ora messe a dura prova.

Sara Bessi