Gabriele Terranova
Gabriele Terranova
"Siamo stupiti dal fatto che, nella nostra città, è stata indetta una manifestazione per mettere alla gogna uno “stupratore” che ha aperto un bar e “gridare” che “prendere un caffè in quel bar equivale a legittimare uno stupro”, un’iniziativa di inaudita violenza, di fronte alla quale è impossibile rimanere in silenzio". La Camera penaledi Prato interviene così sulla manifestazione annunciata dall’associazione antistupro di Firenze...

"Siamo stupiti dal fatto che, nella nostra città, è stata indetta una manifestazione per mettere

alla gogna uno “stupratore” che ha aperto un bar e “gridare” che “prendere un caffè in quel bar equivale a legittimare uno stupro”, un’iniziativa di inaudita violenza, di fronte alla quale è impossibile rimanere in silenzio". La Camera penaledi Prato interviene così sulla manifestazione annunciata dall’associazione antistupro di Firenze a cui hanno adertito alcune consigliere comunali in programma sabato fuori dal bar dell’ex carabiniere Marco Camuffo, condannato in secondo grado per la violenza su una studentessa americana.

"L’ex carabiniere è ancora in attesa di giudizio e dunque assistito dalla presunzione di non colpevolezza e sarebbe poi spiacevole ritrovarsi a chiedere scusa qualora il processo si chiudesse con un’assoluzione. Ma anche se fosse colpevole, quale sia mai la ragione per cui dovremmo scendere in piazza a manifestargli pubblicamente il nostro disprezzo è questione sulla quale crediamo sia il caso di invitare ad una pacata riflessione", scrivono dal Comitato direttivo della Camera penale pratese che aggiunge: "La giustizia non si esercita in piazza con i forconi, bensì nelle sedi proprie, ma il fatto che le forze dell’ordine, nelle ultime ore, stiano allestendo presidi per prevenire azioni di eventuali autoproclamatisi giustizieri la dice tutta su quanto si rischi di andare oltre, quando si smarriscono certi punti di riferimento". "La Costituzione afferma che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato” – precisano – E’ un monito contro il rischio di confondere la persona con il reato che ha commesso. E’ il fine della sicurezza sociale, al quale ogni azione di repressione ed anche di mobilitazione sociale contro il crimine si ispira, a richiedere che chi ha commesso un reato sia posto nella condizione di non farlo più, obiettivo che si persegue solo attraverso la reintegrazione della persona nel contesto sociale. Ci auguriamo un ripensamento da chi ha promosso la manifestazione. Noi, se ci capiterà di entrare in quel bar, lo giudicheremo solo per la qualità del caffè".