Sabri Jaballah, 22 anni,. viveva a Prato. Martedì è rimasto ucciso in un incidente sul lavoro a Montale
Sabri Jaballah, 22 anni,. viveva a Prato. Martedì è rimasto ucciso in un incidente sul lavoro a Montale
"Il nostro Sabri era un angelo sorridente e gentile. Se ne è andato troppo presto. Aveva ancora tanti sogni da realizzare". E’ proprio il sorriso il tratto distintivo che più emerge, assieme alla serietà e alla grande bontà d’animo, dalle parole della famiglia Jaballah. Il dolore della madre, del padre, dei due fratelli e degli zii, è straziante ma composto, quasi contenuto, come se ancora non avessero trovato le parole giuste per esprimere la desolazione che nei loro cuori ha lasciato la scomparsa del loro piccolo Sabri, il giovane operaio pratese morto tragicamente la mattina del 2 febbraio, a soli...

"Il nostro Sabri era un angelo sorridente e gentile. Se ne è andato troppo presto. Aveva ancora tanti sogni da realizzare". E’ proprio il sorriso il tratto distintivo che più emerge, assieme alla serietà e alla grande bontà d’animo, dalle parole della famiglia Jaballah. Il dolore della madre, del padre, dei due fratelli e degli zii, è straziante ma composto, quasi contenuto, come se ancora non avessero trovato le parole giuste per esprimere la desolazione che nei loro cuori ha lasciato la scomparsa del loro piccolo Sabri, il giovane operaio pratese morto tragicamente la mattina del 2 febbraio, a soli 22 anni, in un incidente avvenuto alla Millefili di Montale, l’azienda dove lavorava.

"Era un ragazzo d’oro, fin troppo maturo per la sua età. Ha sempre pensato a studiare e a lavorare. Non aveva vizi, non andava in discoteca, non faceva quasi niente di quello che fanno i suoi coetanei, anche se era ben voluto da tutti i suoi amici e dai colleghi di lavoro per il suo impegno e per il suo altruismo – raccontano ancora i familiari -. Era una specie di genitore aggiunto per i suoi due fratelli più piccoli: li accompagnava a scuola prima di andare a lavorare, oppure in biblioteca, fino a che non si è diplomato al Marconi". Sabri Jaballah era nato in Tunisia, ma da circa dieci anni era in Italia, dove ha frequentato le superiori e si è fatto benvolere da tutti, compagni e insegnanti, al punto che la scuola dove aveva studiato, l’Istituto Marconi appunto, ha deciso di organizzare una colletta per aiutare la sua famiglia a riportare la salma in Tunisia, dove ancora risiede parte della famiglia d’origine del ragazzo. Anche la Biblioteca Lazzerini, altro luogo frequentato da Sabri quando era studente, ha deciso di fare il possibile per sostenere la sua famiglia.

"Ci hanno chiamato tutti per dimostrarci il loro affetto e per manifestare il dolore che questa morte inspiegabile ha provocato - spiega ancora la famiglia Jaballah -. Sabri era disponibile con tutti, aiutava la famiglia con i guadagni del suo lavoro e aveva la testa sulle spalle. Stava prendendo la patente per realizzare il suo primo, grande sogno: comprarsi una macchina tutta per sé con i soldi dei primi stipendi".

Il giovane tunisino, una volta terminato il percorso con indirizzo meccanico al Marconi, ha iniziato subito a cercare un lavoro e ha iniziato alla Millefil, facendo uno stage e poi venendo assunto come apprendista, considerate le sue qualità umane e professionali. Nel tempo libero dal lavoro, però, riusciva anche a trovare il modo di accompagnare in autobus il più piccolo dei suoi due fratelli al campo del Coiano Santa Lucia, per assistere agli allenamenti: "Ricordo benissimo Sabri. Era una di quelle persone che erano spesso presenti al campo – commenta Mattia Di Vivona, direttore generale del Coiano Santa Lucia -. La sua scomparsa ci ha lasciato di stucco. Era un ragazzo gentile, educato e affezionato alla sua famiglia e ai suoi fratelli. Ed era anche diventato uno di casa, qui a Santa Lucia. Faremo qualcosa per ricordarlo".

Leonardo Montaleni