Le indagini della squadra mobile sono partite nel febbraio  del 2016 da un appartamento a Iolo
Le indagini della squadra mobile sono partite nel febbraio del 2016 da un appartamento a Iolo

Prato, 10 gennaio 2019 - Costrette a prostituirsi sotto la minaccia dei riti voodoo. Fra queste c’erano anche diverse minorenni gettate in strada appena arrivate dai villaggi in Africa. Una tratta di esseri umani che è stata spezzata grazie alle indagini della squadra mobile di Prato diretta dal dirigente Gianluca Aurilia. Il gip di Firenze ha ordinato l’arresto per quattro nigeriane - tre in carcere, una incinta ai domiciliari - accusate a vario titolo di tratta di esseri umani e riduzione in schiavitù di giovani africane, fra cui anche tre minori, costrette a prostituirsi fra Prato, Calenzano e Sesto Fiorentino.

È il risultato di un’inchiesta della Dda di Firenze in cui sono stati ricostruiti i passaggi dall’Africa di almeno 12 ragazze, obbligate a lasciare i loro villaggi seguendo le vie dei trafficanti di uomini attraverso il deserto, fino alla Libia e poi, via mare, in Italia. In carcere ci sono la maman, una nigeriana di 48 anni abitante a Pistoia, e una complice, residente a Prato, 43 anni, mentre per una ‘reclutatrice’, 48 anni, residente a Castiglione del Lago (Perugia) ma che vive in Inghilterra, c’è un mandato di cattura internazionale. Ai domiciliari a Pistoia c’è la figlia 24enne della maman. La polizia, inoltre, cerca una madame francese, che era il contatto Oltralpe dell’organizzazione.

L’indagine ha avuto inizio nel febbraio 2016 ed è partita dalla segnalazione della presenza di un appartamento a Iolo, abitato da una donna nigeriana e dalla figlia, all’interno del quale si alternavano giovani ragazze nigeriane che si prostituivano. Prima della partenza dalla Nigeria, le giovani venivano sottoposte a riti voodoo, e una volta giunte in Italia, venivano costrette a prostituirsi, consegnando integralmente il provento del loro lavoro alle maman, fin all’estinzione del debito che a seconda dei casi, veniva quantificato fra i 30 e i 40mila euro euro a ragazza. Dall’indagine è emerso che le famiglie di origine delle ragazze erano consapevoli dell’attività che avrebbero svolto in Italia. Diverse di queste ragazze erano state raccolte in strada da polizia o associazioni di volontariato e accompagnate in strutture protette dalle quali non appena possibile, fuggivano, tornando dalla maman. In alcuni casi le sfruttatrici, essendo conosciute alle forze dell’ordine, le vendevano ad altre nigeriane in Europa. In caso di mancato rispetto delle regole, le maman usavano metodi violenti per riportarle all’ordine.