Saldarelli e la sua cicatrice nella foto di copertina scattata da Francesco Bolognini
Saldarelli e la sua cicatrice nella foto di copertina scattata da Francesco Bolognini
’Il cancro al seno non è solo roba da donne. Una carezza può salvarti’. La carezza è quella della moglie di Stefano Saldarelli, 52 anni, grafico di professione, operato di cancro al seno. Nel 2017 riceve questa inattesa diagnosi, subito l’operazione per asportare il nodulo e successivamente dodici sedute di chemioterapia. La sua storia approda ora in un libro in uscita oggi (sulle principali piattaforme online), proprio a conclusione del ’mese in rosa’, dedicato alla prevenzione...

’Il cancro al seno non è solo roba da donne. Una carezza può salvarti’. La carezza è quella della moglie di Stefano Saldarelli, 52 anni, grafico di professione, operato di cancro al seno. Nel 2017 riceve questa inattesa diagnosi, subito l’operazione per asportare il nodulo e successivamente dodici sedute di chemioterapia. La sua storia approda ora in un libro in uscita oggi (sulle principali piattaforme online), proprio a conclusione del ’mese in rosa’, dedicato alla prevenzione del tumore al seno.

Saldarelli, la sua storia è diventata un simbolo per promuovere la prevenzione.

"Ho deciso di raccontare la mia storia per evitare che altri uomini si trovassero nella mia situazione. Del tumore al senso se ne parla riferendosi sempre alla sfera femminile, invece è una malattia che colpisce chiunque".

Le statistiche parlano di 400 casi all’anno in Italia.

"Quando mi hanno letto la diagnosi di carcinoma, all’ospedale di Prato mi hanno detto che ero il settimo. Il settimo, in un ospedale di provincia e lì ho iniziato a realizzare che il cancro al seno esiste anche al maschile. In questi anni ho conosciuto altri uomini che come me hanno dovuto fare i conti con il proprio corpo".

Dice di aver dovuto fare i conti col suo corpo, si spieghi.

"Prima della malattia ho dovuto accettare altro, qualcosa con cui non mi ero mai confrontato: ossia che noi uomini non siamo solo testosterone, ma siamo fatti di ormoni, sentimenti e fragilità".

Si è sentito meno uomo?

"Al contrario. La malattia è stata un lungo percorso che mi ha permesso di avere oggi la piena consapevolezza di me stesso. Un percorso duro, che ammetto non rifarei, ma che mi ha permesso di essere ciò che sono oggi: un uomo molto più consapevole e completo".

Lei si è messo a nudo, anche letteralmente mostrando il corpo con le cicatrici dell’intervento.

"Durante le sedute di chemioterapia ho capito quanto sia importante diffondere la consapevolezza che hanno le donne, anche negli uomini. Mi sono messo in prima linea per dimostrare quanto sia importante non trascurare eventuali campanelli di allarme, anche la più piccola anomalia deve essere presa in considerazione".

Tratta l’argomento sul suo blog e adesso in un libro

"Ho scritto questo libro nella speranza che conoscenza e comunicazione inducano gli uomini a informarsi, e a tante altre mogli, mamme, sorelle a coinvolgere i loro uomini in questo percorso per non trascurare sintomi e rischi".

Silvia Bini