Prato, 15 maggio 2021 - Da oltre dieci giorni vive in una sorta di bolla. Non si rende conto di quello che è successo. Non riesce a credere che la sua Luana non ci sia più. Alberto Orlandi, 28 anni, è il fidanzato di Luana D’Orazio, la ragazza di 22 anni morta nell’orditura che per uno strano gioco del destino porta il suo stesso nome, in via Garigliano a Oste il 3 maggio. La tragedia ha coinvolto anche Alberto che di punto in bianco ha perso la persona che amava e con cui condivideva la vita da circa due anni. "Voglio sapere che cosa è successo a Luana, non riesco ad accettare che sia morta così. Anche io voglio sapere la verità", dice il ragazzo che si è rivolto all’avvocato Giuseppe Nicolosi del foro di Prato per essere assistito legalmente.

Il luogo della tragedia; nel riquadro, Luana D'Orazio e Alberto Orlandi

Pochi giorni fa l’avvocato ha depositato in tribunale la nomina ricevuta da Alberto, che vive a Seano e lavora come addetto alla sicurezza in una azienda della zona, per poter seguire direttamente le indagini. "E’ distrutto – racconta l’avvocato Nicolosi – Di punto in bianco gli è stata portata via la persona a cui teneva di più. Anche lui ha diritto di sapere perché è successo". Luana e Alberto non vivevano insieme perché la ragazza è mamma di un bambino di 5 anni e mezzo. "Per ora avevano deciso di restare ognuno a casa propria anche se poi si vedevano e passavano insieme alcuni fine settimana lunghi – prosegue Nicolosi – Lo avevano fatto per il bene del bambino, per non staccarlo dall’affetto dei nonni. Ma questo non toglie che il ragazzo, anche se non convivente, non avesse un legame forte con Luana. E’ sufficiente questo per partecipare agli esami peritali e poter seguire le indagini da vicino". Per il momento il legale di Alberto non ha nominato periti propri ma si avvale di quelli della famiglia della ragazza. "Per la perizia di mercoledì scorso sul macchinario, sono rimasto in contatto con il consuelnte della famiglia", spiega Nicolosi. "Voglio sapere perché Luana non c’è più, che cosa è successo quella mattina nella fabbrica – ha spiegato Alberto al legale – Il nostro sogno di una vita insieme si è infranto tragicamente".

Intanto sul fronte delle indagini si attende che i consulenti riprendano le operazioni per il montaggio dell’orditoio che ha ingoiato la povera Luana. Mercoledì i tecnici si sono limitati a mettere in moto e far fare un giro completo di produzione al secondo macchinario sequestrato dalla procura per una comparazione. Si tratta di un modello molto simile ma non identico a quello a cui era addetta la giovane operaia. I periti hanno constatato che il cancello di sicurezza non si è mai abbassato neppure nella fase produttiva più pericolosa. Una anomalia a cui il consulente della procura – un ingegnere meccanico esperto in macchinari tessili – dovrà dare una spiegazione nella sua relazione conclusiva. La perizia non sarà consegnata prima di 60 giorni. Al momento non è in programma l’interrogatorio dei due indagati, Luana Coppini, titolare dell’orditura, e Mario Cusimano, tecnico manutentore. Per ora la procura non ha chiesto di sentirli né loro si sono proposti.