La nostra visita dentro Il Rifugio. "L’inchiesta non ha cambiato nulla Pensiamo solo ai nostri animali"

Abbiamo incontrato gli addetti dell’associazione Qua la zampa che da anni gestisce la struttura "Per noi conta il lavoro che abbiamo sempre fatto, non importa altro". Ecco cosa abbiamo visto.

La nostra visita dentro Il Rifugio  "L’inchiesta non ha cambiato nulla  Pensiamo solo ai nostri animali"
La nostra visita dentro Il Rifugio "L’inchiesta non ha cambiato nulla Pensiamo solo ai nostri animali"

PRATO

Romeo, cucciolotto di cinque mesi, gioca con gli addetti del canile "Il Rifiugio". Salta, corre, abbaia, cerca le coccole che ottiene solo alzando gli occhi neri e furbi. Al canile del Calice è una giornata come le altre. Il terremoto giudiziario che ha coinvolto Patrizia Nocerino, ormai ex presidente dell’associazione Qua la zampa che dal 2009 gestisce la struttura, non ha intaccato la routine dei quaranta ospiti a quattro zampe del canile. Alle 7 di ieri mattina, come ogni giorno, il primo addetto ha aperto i cancelli: poi via a pulire le gabbie e a preparare la colazione. Croccantini e scatolette per gli animali più fragili.

"Ci sono alcuni cani anziani, altri denutriti che devono seguire una dieta particolare", dice Sabrina Laux mentre ci fa strada per entrare nel canile finito al centro delle polemiche. "Ci teniamo a far sapere a tutti che per noi è un giorno come un altro, il nostro lavoro è prenderci cura degli animali e così facciamo. Non vogliamo sapere altro", precisa mentre apre le varie gabbie per mostrare come sono tenuti i cani. C’è China, fiero pastore tedesco un tempo di proprietà di un cittadino cinese - come si può facilmente intuire dal nome - , accanto c’è Arno, raro Alano bianco e Boss, rottweiler dal muso gentile. Li chiamano per nome, conoscono abitudini, pregi e difetti di ognuno degli ospiti pelosi. "Fare questo lavoro è appagante, gli animali ti danno tutto", racconta Laux. "Certo ci vuole tanta passione, io amo i cani altrimenti non potrei lavorare qui". La struttura si estende su cinque ettari, le gabbie da pulire sono 150 mentre i cani d accudire sono 40 al momento, ma ci sono stati anni in cui il numero è arrivato a 170.

Il canile è strutturato in settori: un reparto per la prima accoglienza destinato agli animali recuperati che hanno bisogno di essere controllati dal veterinario, poi c’è il reparto notte con cucce singole e coperte all’interno, a seguire ci sono le gabbie dove gli animali durante il giorno restano solo il tempo necessario agli addetti per provvedere alla pulizia. Tutto intorno aree di sgambatura, sia all’interno che all’esterno, dove volontari ogni giorno portano gli animali a sgranchirsi le gambe.

Di sottofondo si sente abbaiare, ma dopo pochi minuti la situazione si calma, i cani si tranquillizzano e quando vedono gli addetti scodinzolano. "L’affetto è tanto, io ho 37 anni, ho cinque cani e sono insieme agli animali fin da quando ero bambino", racconta Giulio Alfani. A lavoro a rotazione ci sono tre dipendenti che provvedono al cibo, alle cure, avvertendo in caso di necessità l’Asl, alla pulizia e al lavaggio degli animali. "Vede? Qui c’è un’area destinata alle famiglie che decidono di adottare un cane, in questo giardino possono trascorre del tempo insieme", aggiunge Alfani. Sono le 17 passate: è ora di cena per i cani, le ciotole sono già sistemate per essere riempite di croccantini, poi un ultimo controllo alle gabbie perché devono essere chiuse bene. Poi, alle 7 del mattino in punto, si ricomincia.

Silvia Bini