Il ritorno di Diamanti: "Felice di essere qui. E i miei giocatori amano il cibo italiano"

Alino allena il Melbourne City Youth: adesso è a Montemurlo con la sua squadra in attesa di disputare la Viareggio Cup "Il nonno? Peccato che non gli sia stato intitolato un impianto" .

Il ritorno di Diamanti: "Felice di essere qui. E i miei giocatori  amano il cibo italiano"

Il ritorno di Diamanti: "Felice di essere qui. E i miei giocatori amano il cibo italiano"

La naturalezza con cui alterna battute di spirito a considerazioni tecniche e "stoccate" è la stessa con cui da giocatore spediva il pallone all’incrocio su punizione. Un "Alino Diamanti Show" a tutti gli effetti, quello andato in scena a Montemurlo all’Hotel I Vivai, dove il nuovo allenatore del Melbourne City Youth soggiorna insieme ai giovanissimi calciatori italiani in vista del debutto alla prossima "Viareggio Cup". Il quarantenne pratese ha affrontato una molteplicità di temi, passando dalla Serie A ad aneddoti sulla sua carriera e all’evoluzione del calcio negli ultimi anni. Ma fra risate e pacche sulle spalle per il suo ritorno, non è mancata una nota di disappunto legata al ricordo del nonno Rodolfo Becheri, scomparso nel 2019.

Diamanti, lei è al debutto da allenatore in Italia: che effetto le fa stare dall’altra parte della barricata?

"Una sensazione che finora mi piace molto. Avrei potuto continuare a giocare perché stavo bene, ma ho deciso di smettere lo scorso anno perché mi ero reso conto di non poter più migliorare. Ai ragazzi ho portato entusiasmo, sicuramente sarà una bella esperienza per loro. Ma siamo venuti qui perché vogliamo competere".

Da Melbourne a Montemurlo: che impressione hanno avuto i suoi giocatori?

"Più che positiva, apprezzano il posto. E la cucina, soprattutto: ho già dovuto riprendere un mio giocatore perché a pranzo ha mangiato tre piatti di pasta (ride, ndr). Sono curiosi, pochi di loro erano stati in Europa".

Quale obiettivo si è posto da allenatore?

"Dare il massimo e divertirmi. La differenza tra allenare e giocare è minima. Da capitano sono sempre stato motivazionale, ho sempre trascinato i miei compagni, e un allenatore deve fare la stessa cosa. Voglio dare delle responsabilità a questi ragazzi: io posso dare indicazioni, ma poi tocca a loro".

Al netto del divario tecnico e qualitativo del campionato, qual è a suo avviso la principale differenza fra il calcio italiano e quello australiano?

"Sicuramente le strutture: in Australia sono al top, hanno campi e stadi moderni".

E’ mai stato tentato da un ritorno al Prato, prima di ritirarsi? E cosa pensa del momento che sta vivendo la società?

"No, sinceramente non è un’opzione che ho mai considerato. Per il resto dico che seguo ancora il Prato, ma da fuori è difficile dare giudizi: mi è stato detto di una situazione complicata, nella quale non si riesce a trovare una stabilità importante. Spero che le cose possano migliorare".

Che idea si è fatto della Serie A?

"Inter la più forte, la Juve ha trovato la quadra dopo un inizio un po’ così, Napoli una strage annunciata dopo l’addio di Spalletti. La Roma sembra si sia ripresa con De Rossi. Alla Fiorentina è fin qui mancato solo un Totti o un Gilardino. Il Bologna sta facendo bene".

Milan?

"Squadra nuova, ha avuto problemi di personalità ma è tornata forte".

A marzo saranno trascorsi cinque anni dalla scomparsa di suo nonno Rodolfo Becheri, storico dirigente del calcio pratese che ha scoperto e lanciato fra gli altri Paolo Rossi e Christian Vieri.

"Mio nonno era avanti calcisticamente parlando, sotto ogni punto di vista. Penso che nel suo piccolo abbia dato tanto al calcio, soprattutto al movimento sportivo pratese. Posso dire una cosa, ma senza davvero voler far polemica? Personalmente, trovo ingiusto che non gli sia stato intitolato non dico un impianto sportivo, ma nemmeno un torneo di calcio giovanile. Ma va bene così, il nonno non era incline alle autocelebrazioni: so bene cosa abbia fatto per il calcio, la passione di una vita. E lo sanno i tanti che lo hanno conosciuto".

Giovanni Fiorentino