Guerre, inflazione, caldo: la tempesta perfetta

Il tessile-abbigliamento di Prato subisce una forte recessione a causa di una crisi culturale, inflazione, guerre e meteo. Magazzini pieni, ma anche negozi di abbigliamento in crisi. La filiera flessibile di Prato può soddisfare anche piccoli ordini.

Una gelata dei consumi del tessile-abbigliamento come non si era vista prima e ancora più stridente con le eccellenti performance del 2022. Uno choc del quale neppure il distretto tessile pratese è rimasto immune.

"Non si sa quanto durerà questa situazione – commenta Roberto Rosati di Fortex – Alla fine si dirà che è colpa delle guerre, ma in realtà bisogna fare i conti con una forte recessione culturale innescata dall’inflazione e alimentata dalla richiesta di sostenibilità nel campo della moda". Per Rosati siamo di fronte anche ad un cambiamento di rotta culturale del consumatore a cui vanno aggiunti "l’inflazione, la recessione, le guerre e il meteo con un’estate prolungata in autunno. Ciò in cui la gente preferisce investire è il consumo basato sull’esperienza: quindi meglio un viaggio, una cena piuttosto che un bel golf o un paio di scarpe. A risentirne di meno del blocco è il mercato del lusso, mentre è fermo il mercato medio basso".

Magazzini pieni, ma anche negozi di abbigliamento. "Ci sono troppe incertezze e sicuramente il meteo con il caldo non ha invitato a fare acquisti – conclude – Sarà un anno magro per Prato che nella macroeconomia di tessile e abbigliamento è un granello sulla spiaggia. Ma in un momento in cui il mondo va a rotoli, Prato può trovare nicchie in cui poter lavorare bene perché la sua filiera flessibile fa sì che possa soddisfare anche piccoli ordini".

Sa.Be.