Renzo Bellandi
Renzo Bellandi

Prato, 21 luglio 2021 - Green Pass, per Confesercenti Prato “meglio della chiusura forzata, ma soluzione non indolore”. L’indagine svolta su scala locale da Confesercenti Prato ha portato a questa considerazione. Una posizione "tutt’altro che pregiudiziale da parte dei nostri imprenditori – ci tiene a puntualizzare l’associazione di categoria –. Siamo però preoccupati delle misure che verranno approvate: se il Green Pass dovesse essere il lasciapassare per frequentare bar e ristoranti, questa categoria già stremata si troverebbe a pagare un prezzo ulteriore".

Dalle risposte date al questionario Confesercenti emergono infatti alcune visioni più specifiche: il 71% degli intervistati è contrario all’introduzione del Green Pass nei pubblici esercizi, inoltre il 78% ha dichiarato che avrebbe paura di perdere clienti, per quanto riguarda i controlli il 72 % dichiara che sarebbe più semplice una autocertificazione dei clienti mentre il 28% preferirebbe un controllo degli addetti al pubblico esercizio. Infine l’85 % accetterebbe il green pass per evitare ulteriori chiusure forzate.

L’obbligo di Green Pass è meglio della chiusura forzata. Ma non è una soluzione indolore, e avrà un grave impatto sulle attività economiche: Confesercenti stima che, a seconda della modulazione che verrà scelta, restringere l’accesso ai soli possessori del pass rischia di far perdere 1,5 miliardi di fatturato alle attività turistiche e pubblici esercizi, con una perdita di 300 milioni di euro di fatturato per i soli bar e ristoranti.

“Favorire la massima copertura della popolazione con le vaccinazioni deve essere una priorità, ma non si utilizzi il certificato come arma, penalizzando ancora una volta in modo ingiustificato le imprese. In particolare, i pubblici esercizi che – stando alle indiscrezioni circolanti sulla stampa – sarebbero tra i primi ad essere sottoposti all’obbligo di Green Pass” – sottolinea Renzo Bellandi, presidente FIEPET Confesercenti Prato, la Federazione Italiana Esercenti Pubblici e Turistici.

Occorre ricordare che una quota tra il 30 ed il 40% dei bar e dei ristoranti italiani ancora non ha dehors o tavoli all’esterno, il più delle volte perché non ci sono spazi esterni adeguati: in provincia di Prato percentuale è in linea con quella nazionale.

“Anche se con il Green Pass rimarrebbe possibile l’ingresso all’interno del locale, si ridurrebbe notevolmente la platea dei clienti, in particolare se si deciderà di restringere l’accesso ai soli vaccinati con due dosi, che attualmente sono solo il 51% della popolazione italiana – prosegue Renzo Bellandi – Si metterebbe inoltre in grave difficoltà gli imprenditori, costretti a ricoprire l’inopportuno ruolo di agenti di pubblica sicurezza per procedere al controllo del certificato”.

Meglio di una chiusura totale, ma per l’associazione è comunque un deludente ritorno alle restrizioni del recente passato: “E’ una doccia gelata che rischia di spegnere l’entusiasmo e la voglia di ripartire che erano stati favoriti dal ritorno in ‘zona bianca’ – conclude Bellandi – Si può e si deve favorire una maggiore copertura vaccinale, ma bisogna trovare un altro incentivo, senza mettere ancora di più in crisi settori economici già duramente colpiti dalle prime tre ondate”.