Calciante muore poco dopo le dimissioni, guerra di perizie: attesa la decisione del giudice

Gaddo Giusti fu stroncato da un malore a 31 anni. Il giudice valuterà di nuovo il caso dopo l’archiviazione

Gaddo Giusti, 31 anni, è stato stroncato da un malore nell’agosto del 2022

Gaddo Giusti, 31 anni, è stato stroncato da un malore nell’agosto del 2022. Era stato di messo dall’ospedale con una generica diagnosi di "dolore al petto"

Prato, 2 aprile 2024 – Si terrà oggi, per la seconda volta, l’udienza preliminare per la morte di Gaddo Giusti, 31 anni, ucciso da un malore poco dopo essere stato dimesso dall’ospedale nell’agosto 2022. Per la seconda volta, il giudice è chiamato a esprimersi sull’archiviazione del fascicolo, chiesta dalla procura di Prato, e, questa volta anche sulla opposizione all’archiviazione, nei confronti di cinque sanitari (quattro medici e un infermiere) del Santo Stefano, presentata dall’avvocato Gerardo Marliani di Pistoia per conto della mamma di Giusti. Un iter del tutto inusuale ma che si è reso necessario in quanto nella prima valutazione del giudice non era stata tenuta in considerazione la perizia della parte civile in quanto, per errore, non era stata trasmessa al giudice violando così il contraddittorio tra le parti.

Si tratta di un caso piuttosto delicato e dibattuto in quanto le due consulenze divergono totalmente ma il giudice, per poter prendere una decisione, dovrà esaminarle entrambe con cura.

Il caso non è quindi chiuso, anzi. Gaddo Giusti, dipendente di una azienda di termoidraulica che in passato aveva militato tra le fila dei Verdi partecipando a diverse edizioni della Palla Grossa, era molto conosciuto in città e la notizia della sua morte improvvisa si diffuse velocemente. Quello che aveva colpito fu il fatto che Giusti morì dopo 37 ore dalle dimissioni dal pronto soccorso del Santo Stefano dove si era recato per dei forti dolori al petto. La Procura, dopo un anno di indagini, ha chiesto l’archiviazione nei confronti dei cinque sanitari che avevano avuto in cura Giusti. Per i consulenti infatti l’uomo era morto per una occlusione delle coronarie che aveva creato un coagulo di sangue successivo alle dimissioni. Gli esami previsti dal protocollo erano stati eseguiti e avevano dato esito negativo, dicono sempre i consulenti. La morte sarebbe dunque avvenuta per una complicazione successiva.

Il gup ha disposto l’archiviazione un anno fa ma senza sapere dell’opposizione. L’avvocato Marliani ha fatto ricorso ottenendo l’annullamento dell’archiviazione e la fissazione di una nuova udienza, che si terrà oggi. La ricostruzione fornita dai consulenti di parte è completamente diversa da quella della procura. Secondo quanto riferito, Giusti andò al pronto soccorso di notte accusando i dolori al petto. Fu sottoposto a diversi esami e dimesso a mezzogiorno del giorno successivo. Nel referto i medici scrissero in modo generico "dolore toracico".

Quello che però emergeva dai referti rilasciati dall’ospedale era la presenza di un valore (la troponina) fuori dalla norma, un valore che sarebbe spia di problemi cardiaci, spiegano sempre i consulenti di parte civile. I consulenti della famiglia sostengono che Giusti presentava segnali "spia": i dolori al petto, le difficoltà respiratorie, il valore fuori dalla norma. Tali sintomi, secondo i protocolli e secondo quanto sottolineato dalla consulenza della famiglia, sarebbero spia di una angina pectoris, di problemi cardiaci che sono stati poi riscontrati dall’autopsia. Giusti fu dimesso senza una diagnosi ma solo con una indicazione vaga di "dolore toracico". La decisione spetta ora al giudice.