La foto di un giovane Fabrizio Mati, dj nella Prato degli anni ’70
La foto di un giovane Fabrizio Mati, dj nella Prato degli anni ’70

Prato, 28 maggio 2018 - Timbro, parlantina e simpatia lo fecero diventare un mito, nella Prato degli anni ‘70 che cresceva orgogliosa della radio che portava il nome della città. Dai negozi alle cucine, dalle autoradio ai bar, Fabrizio Mati era il ragazzo che portava musica e buonumore. Al quale si telefonava in diretta chiedendo un disco dei Boney M o di Umberto Tozzi e in un lampo la canzone andava in onda con la dedica per la persona che amavi e così si sentiva importante. Con quella voce quasi uguale a quella di Robertino di Radiomontecarlo, icona della prima generazione in modulazione di frequenza, Mati era venerato al punto da ricevere inviti a cena da sconosciuti ascoltatori. E quando non poteva presentarsi, arrivavano loro, alla radio, portandogli manicaretti preparati mentre lo ascoltavano.

Quarant’anni dopo quel periodo della Prato dove ciò che si sognava diventava vero, Fabrizio Mati se n’è andato venerdì pomeriggio alla sua età indecifrabile che recita 65 anni per l’anagrafe; più di cento per il coacervo degli acciacchi e dei mali oscuri e cattivi che gli tormentavano il fisico; e vent’anni per lo spirito di adolescente disc jockey che gli era rimasto, nonostante tutto.

Lavorò (ma sarebbe più corretto dire: si divertì divertendo gli altri) per gli anni più belli degli esordi a Radio Prato, poi a Radio Blu, a Radio Rombo, fu dj in discoteca, ma era nella magia della voce senza volto della radio che accendeva sogni, spiriti e cuori. Ammaliando gli uomini e facendo innamorare ragazze, signore e nonne.

Artista «dentro», cambiata la vita e cambiato l’umore, ha continuato ad esprimersi con la pittura e le poesie, che componeva fra mille difficoltà, fisiche e non solo. Una mostra di dipinti venne allestita anni fa nella parrocchia di San Pier Forelli, dove stamani alle 10 sarà celebrato il funerale. La salma è esposta alla Pubblica Assistenza.

p.c.