Da sinistra Dimitri Storai, Enrico Fabbri e Lorenzo Pancini, segretario generale Camera del lavoro (foto Konica/Attalmi)
Da sinistra Dimitri Storai, Enrico Fabbri e Lorenzo Pancini, segretario generale Camera del lavoro (foto Konica/Attalmi)
Giovani under 29 e uomini passano fra gli inoccupati, ovvero fra coloro che, scoraggiati, non cercano più lavoro, mentre di pari passo aumenta la povertà sul territorio, come rivela l’impennata di richieste di reddito di cittadinanza (6.155 persone e 2.464, famiglie) e di reddito di emergenza (1.037 persone e 2.454 famiglie) con 365 nuclei familiari finiti al di sotto della soglia di indigenza fra agosto e dicembre. Sono due dei risvolti sociali che emergono con forza e preoccupazione nel report finale anno 2020 dell’Osservatorio della crisi pandemica nella provincia di Prato, presentato ieri alla Camera del lavoro e realizzato da Laboratorio di scienze del lavoro (Laboris) del Pin e da Cgil Prato. "Uno studio – sottolinea Lorenzo Pancini, segretario generale della...

Giovani under 29 e uomini passano fra gli inoccupati, ovvero fra coloro che, scoraggiati, non cercano più lavoro, mentre di pari passo aumenta la povertà sul territorio, come rivela l’impennata di richieste di reddito di cittadinanza (6.155 persone e 2.464, famiglie) e di reddito di emergenza (1.037 persone e 2.454 famiglie) con 365 nuclei familiari finiti al di sotto della soglia di indigenza fra agosto e dicembre. Sono due dei risvolti sociali che emergono con forza e preoccupazione nel report finale anno 2020 dell’Osservatorio della crisi pandemica nella provincia di Prato, presentato ieri alla Camera del lavoro e realizzato da Laboratorio di scienze del lavoro (Laboris) del Pin e da Cgil Prato. "Uno studio – sottolinea Lorenzo Pancini, segretario generale della Camera del lavoro – che non è servito solo alla Cgil. Il nostro sistema ha bisogno di un osservatorio permanente per monitorare i suoi andamenti e l’andamento del mercato del lavoro". Pancini è convinto ancora di più che "ci sia bisogno di ripensare il nostro distretto. E per avere politiche adeguate occorrono analisi adeguate". Ad illustrare l’istantanea della situazione lavorativa pratese - non solo tessile - sono i ricercatori Dimitri Storai ed Enrico Fabbri, curatori dei quattro bollettini precedenti".

Il calo degli addetti alle unità locali delle imprese (2.150, -2%), la sostanziale tenuta del numero delle imprese attive, accompagnata dalla riduzione delle unità produttive nel tessile (-85) e del commercio al dettaglio (-21); il picco negativo delle esportazioni (-17,7%); la caduta degli avviamenti al lavoro (-23,6%) e delle trasformazioni (-13,2%), la diminuzione delle cessazioni (-21,6%) anche per effetto del blocco dei licenziamenti economici; i livelli mai raggiunti di cassa integrazione, con oltre 10 milioni di ore autorizzate: sono questi i tratti distintivi di "un anno complicato", come lo ha definito Pancini. Considerata una crescita del Pil per il 2021 pari al 4,2%, la ricaduta pratese potrebbe consentire di limitare fortemente gli impatti occupazionali sul territorio, riducendo il tasso tendenziale di disoccupazione al 7,4% e il numero di disoccupati potenziali a 8.858. Se tra il 2018-2020 l’occupazione a Prato è salita in maniera moderata (4%) tra il 2019 e il 2020 i disoccupati sono cresciuti dell’0,6%.

Il commercio è il settore che ha risentito di più della crisi, con il commercio al dettaglio che ha perso 338 posti di lavoro, mentre nei servizi la ristorazione registra 903 posti di lavoro persi nel 2020. In ambito tessile i saldi occupazionali sono risultati negativi con 437 unità in meno. Nel 2020, i rapporti di lavoro a tempo determinato sopravvivono solo nel 30,5% dei casi, l’11,9% dei lavoratori perde il lavoro, solo il 5,5% passa a tempo indeterminato. Nel 2020 il tempo indeterminato viene mantenuto nel 48,9% dei casi, nel 28% c’è cessazione, solo il 18,6% dei lavoratori fa seguire il tempo indeterminato da un altro tempo indeterminato, mentre il 3,9% subisce un downgrading contrattuale a tempo determinato. Al 31 dicembre 2020 le imprese registrate nella provincia erano 33.440, con una riduzione di 80 unità (-0,24%) rispetto all’anno precedente. Il numero delle imprese attive era, per converso, cresciuto di 19 unità. Le maggiori riduzioni nel tessile (-3,92%) e nella meccanica (-4,62%). Infine il ricorso agli ammortizzatori sociali è esploso: nel 2020 sono state oltre 10 milioni (oltre 6 milioni assorbite dal tessile) le ore autorizzate di cassa integrazione ordinaria (Cigo), più 31 volte rispetto al 2019. Le unità di lavoro interessate sono state 71.065 (52.503 operaie e 18.563 impiegatizie). La crisi è evidenziata dalle ore autorizzate del Fondo di integrazione salariale: in Toscana nel 2020 sono state 90,9 milioni, a Prato quasi 7,6 milioni. Le richieste di cassa integrazione in deroga hanno raggiunto a novembre il picco di 357 mila ore autorizzate.

Sara Bessi