Consorzio di bonifica nel mirino. La rabbia del Gruppo Grassi: "A cosa serve pagare la tassa?"

L’impresa produce macchinari per la creazione di materassi: "Tutto travolto dal torrente". La protesta degli imprenditori: "Maxi frattura sull’argine. Impossibile non ci fossero avvisaglie".

Consorzio di bonifica nel mirino. La rabbia del Gruppo Grassi: "A cosa serve pagare la tassa?"
Consorzio di bonifica nel mirino. La rabbia del Gruppo Grassi: "A cosa serve pagare la tassa?"

"Quattro giorni e nessun aiuto, siamo passati da essere tristi a essere incazzati". Il Gruppo Grassi, un’azienda che produce macchinari per la produzione di materassi, è una delle decine di imprese della zona industriale di Montale, in via Guido Rossa, la cui sede è stata investita dall’inondazione in seguito alla rottura dell’argine del torrente Agna nella serata di giovedì 2 novembre. Da quel momento tutta l’acqua del torrente si è riversata nella zona industriale, è entrata con una massa enorme di fango e di pietre, nelle strade e nei capannoni travolgendo tutto, macchinari, materie prime, prodotti.

"A questo è dovuta la tassa – si domandano i titolari del Gruppo Grassi – al Consorzio Ombrone?". E’ la domanda che il Gruppo Grassi pubblica con un post sui social network. Ed è la stessa domanda che si fanno tutti gli imprenditori della zona colpita perché una frattura di 50 metri di un argine alto e spesso difficilmente avviene senza qualche avvisaglia. Sempre sui social vengono pubblicate alcune foto aeree prese da Google in cui già qualche giorno fa si potevano notare incrinature, cedimenti nella linea dell’argine. Comprensibile dunque la rabbia degli imprenditori. "Non vi potete neanche immaginare – dicono rivolgendosi al Comune e alla Regione – il danno immane che abbiamo subito". La rabbia aumenta ancora di più se si considera che quella falla nell’argine c’è ancora dopo quattro giorni e per tutto questo tempo le aziende hanno continuato ad essere invase da fango, detriti e acqua. In questi giorni il torrente si è impadronito della zona industriale senza che i mezzi e le squadre del genio civile siano riuscite a fare nulla per fermarlo.

Giacomo Bini