Prato, 13 ottobre 2021 - Erano circa una decina. Tutti col volto coperto dalla mascherina. Sono arrivati a bordo di due furgoni, all’improvviso. Sono scesi dai mezzi, si sono avvicinati ai manifestanti impegnati nel picchetto di fronte al pronto moda di via Galvani 15 al Macrolotto e hanno tirato fuori mazze e bastoni. Poi hanno cominciato a picchiare, all’impazzata. La polizia sta tentando di ricostruire le fasi concitate dell’aggressione avvenuta lunedì pomeriggio, poco dopo le 17,30, all’esterno della "Dreamland", pronto moda a gestione cinese già arrivato alla ribalta delle cronache per l’accusa, mossa da alcuni operai stranieri (soprattutto pachistani), di sfruttamento. La storia sembra ripetersi. I Sì Cobas infatti appoggiano gli operai come accaduto per i lavoratori della stamperia di via Sabadell, la Texprint, al centro di una dura vertenza sindacale andata avanti per mesi.

Cosa è accaduto

L’episodio di lunedì è stato particolarmente violento tanto che la procura sta attendendo gli atti da parte della polizia per aprire un fascicolo con l’ipotesi di lesioni aggravate, reato per il quale si procede di ufficio e non solo a querela di parte. Secondo gli investigatori, infatti, si è trattato di una vera e propria spedizione punitiva nei confronti dei manifestanti. Gli operai si erano riuniti in un picchetto dopo lo sciopero nazionale dei sindacati di base di lunedì. Come successo alla Texprint, accanto agli operai c’erano Luca Toscano e Sara Caudiero dei Sì Cobas.

Il picchetto procedeva senza intoppi fino a quando sono spuntati i due furgoni da cui sono scesi una decina di cinesi armati di bastoni. L’aggressione è stata senza pietà, i manifestanti sono stati buttati a terra e picchiati non solo con le mazze ma anche a calci e pugni in faccia. La scena è stata ripresa quasi interamente dai sindacalisti. Quattro operai sono rimasti a terra feriti e sono finiti in ospedale dove hanno riportato una prognosi che va dai sie agli otto giorni. Fra l’altro, l’aggressione è avvenuta sotto gli occhi di alcuni agenti della Digos che erano in via Galvani per monitorare il picchetto dei manifestanti.

Gli agenti della Digos in borghese hanno subito chiesto aiuto ai colleghi delle volanti in quanto non avevano i mezzi per intervenire. Un fatto che li ha esposti a qualche critica da parte dei manifestanti che li hanno accusati di non aver mosso un dito in loro difesa. In realtà, in via Galvani sono convogliate cinque volanti, tutte quelle che lunedì pomeriggio si trovavano di pattuglia sul territorio. Quando, però, sono arrivate gli aggressori erano già risaliti sui furgoni ed erano scappati. Adesso la polizia sta cercando di rintracciarli e identificarli. Sono tanti i filmati a disposizione: sia quelli pubblicati su Facebook dai Sì Cobas, sia quelli girati direttamente dagli agenti della Digos che erano in servizio in via Galvani.

Gli investigatori vogliono capire se la spedizione punitiva è stata commissionata da qualcuno, se ci sono die mandanti, ad esempio i titolari del pronto moda o se sia stata una iniziativa isolata del gruppo di cinesi. Al vaglio ci sono anche le targhe dei due furgoni che potrebbero indicare una pista da seguire per risalire all’identità dei responsabili o a chi li ha aiutati a organizzare l’aggressione.