Caos nel Mar Rosso, criticità per le aziende fra ritardi e costi in salita

Anche Piaggio è stata costretta a fermare una settimana il settore Porter. Timori nella filiera delle pelle per le ripercussioni nell’import-export dalla Cina

Pontedera, 16 febbraio 2024 – Ritardi nelle consegne e aumento dei costi per le aziende che aspettano le merci, in particolare dalla Cina. Il caos che si è creato nel Mar Rosso con gli attacchi da parte del gruppo yemenita degli Houthi nei confronti delle navi cargo di passaggio dal canale di Suez ha fatto crollare il traffico in quella parte del modo.

Una parte strategica per l’economia internazionale, e anche per le produzioni italiane. Basti pensare che questa settimana Piaggio ha dovuto fermare il reparto dei veicoli commerciali Poter per la mancanza di componenti elettronici che arrivano dalla cinese Foton, che è partner dell’azienda nei cui stabilimenti di Pontedera viene assemblato il prodotto. Ma da lunedì si riprende e Piaggio – si apprende – grazie alla sua rete organizzativa ha trovato soluzioni anche se la problematica dovesse perdurare. Quello di questa settimana è stato uno stop, dunque, destinato – secondo i programmi – a restare un caso isolato.

Per le aziende più piccole di Piaggio, meno strutturate, il problema, invece, è più serio e il peso dei rincari e dei ritardi può diventare una criticità importante. Inoltre il caos che si è creato nel Mar Rosso è un ulteriore problema che si aggiunge alla complessità di questo tempo segnato da un rallentamento dei mercati a causa del forte il rimbalzo dei prezzi, l’aumento del costo delle materie prime, e un quadro internazionale di tensioni geopolitiche – la guerra in Ucraina e quella Israele-Hamas – che si sono riverberate sui mercati inducendo anche le case di moda a tirare il freno.

Anche il mondo conciario e la filiera delle pelle – fondamentali per l’economia pisana e toscana – sentono il peso di tutto questo. "Quello che accade nel Mar Rosso - dice Michele Matteoli, presidente del Consorzio Conciatori di Ponte a Egola – rischia di allungare i tempi delle consegne e di far lievitare i costi anche per il nostro settore, causando ulteriori problemi all’import-export". "Si parla per ora di problematiche più in prospettiva che attuali –. aggiunge Matteoli – e la ragione è semplice: siamo davanti ad un mercato sostanzialmente fermo e che quindi non ha quel movimento in grado di avvertire questa criticità. Se fossimo stati nel 2019 le ripercussioni sarebbero state molto diverse". Matteoli sottolinea anche come tutto questo vada ad aggiungersi ad un quadro delicatissimo per il settore della moda e per l’economia in generale che risente di crisi e tensioni.

Il sindacato di base Usb, intanto, ha proclamato per il 23 febbraio uno sciopero di quattro ore a fine turno per tutti i turni con presidio a mezzogiorno davanti alla portineria centrale dello stabilimento Piaggio di Pontedera per "partecipare alle giornate di lotta per il popolo palestinese del 23 e 24 febbraio"

Carlo Baroni