È morto il maestro Paolo Taviani: "Una grande perdita per la cultura"

ll regista, 92 anni, era ricoverato nella clinica Villa Pia: le esequie lunedì alla Protomoteca del Campidoglio. Nel settembre scorso a San Miniato aveva inaugurato la scultura in omaggio a La notte di San Lorenzo.

Aveva programmato di tornare sul set per la seconda volta per un nuovo film da solo, dopo la scomparsa del fratello Vittorio nel 2018. Invece, ieri sera alle 18, Paolo Taviani è morto a Roma nella clinica villa Pia all’eta di 92 anni. Accanto a lui la moglie Lina Nerli e i figli Ermanno e Valentina. Una grande perdita per il cinema, per la cultura. E per San Miniato – che nel giorno delle esequie, annuncia il sindaco, "proclamerà il lutto cittadino" – costretta a dire addio ad uno dei grandi figli che la città ha dato all’orgoglio nazionale. Una città che aveva riservato al maestro Paolo un grande abbraccio nel settembre scorso quando il regista venne ad inaugurare la scultura "Cecilia", finanziata dalla Fondazione Crsm, omaggio ai 40 anni del capolavoro "La notte di San Lorenzo". Cecilia da qualche mese è collocata in piazza Mazzini, la " terrazza" dalla quale – ricordò Paolo, quel giorno, a Palazzo Grifoni – lui e Vittorio guardavano la campagna e, in quel luglio di guerra e tormento del 44, sentirono i liberatori che stavano arrivando. Paolo aveva promesso che sarebbe tornato a San Miniato, voleva vedere Cecilia al suo posto, era rimasto molto colpito dall’affetto dei concittadini e – magari dopo il nuovo film – sarebbe tornato per condividere altri progetti culturali: qui, da più di trent’anni, ha sede il Centro Cinema Paolo e Vittorio Taviani per iniziativa dell’amministrazione comunale. E qui i fratelli registi girarono i loro primi minuti di cinema negli anni ’50: formati in un cineclub a Pisa, esordirono con alcuni documentari tra i più importanti dell’immediato dopoguerra, tra cui Luglio ‘44. Dal sodalizio fra Paolo e Vittorio è nato un cinema di passioni forti, di grande poesia. Sono nati film che hanno segnato la storia del cinema come il profetico "Sovversivi" sulla fine della fiducia cieca nel comunismo reale, e il visionario "Sotto il segno dello scorpione". E poi ancora capolavori, come "San Michele aveva un gallo" e "Allosanfan". Nella loro filmografia spicca poi "Padre padrone" (1977), dal libro-simbolo dello scrittore sardo Gavino Ledda, vincitore della Palma d’Oro e del Premio della Critica al Festival di Cannes. È dell’84 il loro incontro con Pirandello e le novelle di "Kaos" seguito nel ‘98 da "Tu ridi"; nel 2012 dopo una lunga parentesi che li ha visti confrontarsi con il racconto televisivo, hanno vinto il Festival di Berlino con "Cesare deve morire".

L’ultima collaborazione è del 2017 con "Una questione privata" che Paolo diresse da solo, mentre il fratello Vittorio fu costretto a rimanere a casa per la malattia. "Nostro concittadino, con il fratello Vittorio, ha segnato la storia del cinema italiano – dice il sindaco Simone Giglioli –. Una grande perdita per il mondo del cinema, della cultura europea e per la nostra città". I funerali saranno lunedì nella sala della Protomoteca a Roma dalle 10 alle 13. "San Miniato ci sarà".