Un’aula di tribunale in una foto d’archivio
Un’aula di tribunale in una foto d’archivio

Pontedera, 4 marzo 2016 - Non ha mai saputo di essere stato condannato. Anche le vie della giustizia, a quanto pare, a volte sono infinite. Ora il protagonista di questa storia si difenderà in appello davanti al quale ha impugnato la sentenza. Ma rileggiamo questo singolare cammino giudiziario dall’inizio della vicenda. Ce la racconta il suo attuale difensore, avvocato Massimo Novi. Nell’ottobre del 2010 nelle immediate vicinanze di un noto locale di Pontedera, R.M. di anni 35 residente nella zona a seguito di un a diverbio avvenuto nello stesso locale, colpì al volto un uomo più grande di lui di oltre dieci anni che riportava la frattura della mandibola e doveva sostenere notevoli spese mediche. La Procura della Repubblica di Pisa, su segnalazione del pronto soccorso dell’ospedale, aprì un procedimento penale nei confronti di R.M. che veniva ritualmente informato e per cui provvedeva a nominare un difensore di fiducia che svolgeva a sua volta indagini difensive volte a dimostrare la provocazione ricevuta. Quel procedimento è tuttora pendente ed in attesa della sentenza di primo grado.

Entro tre mesi dall’evento, il danneggiato sporgeva denuncia-querela contro R.M. con l’apertura di un nuovo e diverso procedimento penale, per i medesimi fatti, sempre alla Procura della Repubblica di Pisa. «Trascorsi quasi cinque anni dagli eventi, senza che nessuna comunicazione venisse effettuata per il primo procedimento in cui R.M. aveva nominato il proprio difensore, lo stesso è venuto a sapere, a seguito della notifica di un atto di precetto, di essere stato condannato dal Tribunale di Pisa ad un anno di reclusione (pena sospesa) risarcimento dei danni e al pagamento delle spese legali e di consulenza tecnica di parte, senza essere mai venuto a conoscenza di essere stato indagato, processato e condannato – rileva Novi – Il difensore, nominato d’ufficio nel secondo procedimento, non aveva nemmeno provato a mettersi in contatto con il cliente affidatogli e, soprattutto, non aveva partecipato a nessuna udienza». L’uomo si ritrovò con un difensore d’ufficio perché, con il cambio della residenza, la notifica non andò a buon fine.

L’uomo è riuscito, tuttavia, a trovare un accordo molto oneroso con la parte lesa, risarcendogli il danno e pagando le spese legali per non vedersi pignorare i propri beni per una sentenza emessa in un procedimento a cui non ha potuto nemmeno partecipare. Contemporaneamente, affidandosi all’avvocato Massimo Novi, ha impugnato la sentenza di fronte alla Corte d’Appello di Firenze ed è ancora in attesa della fissazione della prima udienza per il secondo grado di giudizio «dove potrà finalmente esprimere le proprie ragioni», conclude il legale pontederese.