Discarica abusiva
Discarica abusiva

Calcinaia, 19 febbraio 2017 - La nuova frontiera dello sport all’aria aperta: fare jogging tra le discariche di amianto. E’ l’emozione che possono provare quanti scelgono le sponde dell’Arno per praticare attività fisica. Siamo alla Botte, piccola località verdeggiante che fa da cerniera tra i comuni di Calcinaia e Vicopisano, ma lo spettacolo è degno del peggior immondezzaio. A una decina di metri dal ponte nemmeno la lontana parvenza di quello che si potrà trovare poi. I – modesti, rispetto al resto – cumuli di spazzatura domestica, di preservativi e fazzoletti che si trovano a ridosso della prima ansa del fiume sono soltanto un piccolo presagio. Poco dopo lo sguardo si apre su una montagnola di amianto.

Tra l’erba spuntano lastre rettangolari – ampie qualche metro cubo – un tempo utilizzate, molto presumibilmente, come copertura di un edificio industriale o rurale. Chi ha smantellato il tetto ‘tossico’ deve aver ben pensato di trasportarlo interamente lì, contando sulla complicità della vegetazione folta e sul grado di isolamento dell’area che comunque si può raggiungere piuttosto facilmente con un mezzo di trasporto anche cassonato. Il materiale è deteriorato in modo evidente. Probabilmente la pioggia e gli agenti atmosferici hanno intaccato la fibra, compromettendone la durezza, settimana dopo settimana.

Ed è proprio questa circostanza a rendere ancora più pericolosa questa discarica abusiva: l’amianto, infatti, può diventare letale nel momento in cui viene danneggiato fino a rilasciare particelle sottili che si disperdono facilmente nell’aria e che entrano altrettanto facilmente nei polmoni. Accanto alle lastre di eternit, una distesa di ‘zolle’ di cemento e pezzi di pavimento catramato. Pochi passi più in là, la situazione non migliora. Gli scarti edili contribuiscono a guastare lo scenario naturale: nel canneto scopriamo ammassi di mattoni rotti, calcinacci e piastrelle. Regalo, quest’ultimo di un’impresa di costruttori visti i quantitativi. E ancora pneumatici, tubi di plastica, addirittura una vasca e un frigo. E così via, fino al capolinea del ‘percorso salute’, in una corsa a ostacoli tra i frutti dell’inciviltà.