Eugenio Giani (Fotocronache Germogli)
Eugenio Giani (Fotocronache Germogli)

Firenze, 4 maggio 2021 - La sinergia tra il Pd, azionista di maggioranza della Regione Toscana, e il presidente Eugenio Giani si è spezzata dopo lo strappo del Primo Maggio. Oppure, come dicono diversi dem eletti in consiglio regionale, non è mai decollata.

Sono passati sette mesi dalle elezioni toscane e il Pd si è accorto sempre di più, giorno dopo giorno che il credo del governatore ("Il Giani è il Giani") si manifesta chiaramente. Nel bene e nel male. Con luci e ombre. I temi divisivi sono stati diversi a partire dalla gestione della vaccinazione di massa.

Poi c’è stata l’autodifesa di Giani nell’ambito del dibattito consiliare per l’inchiesta keu con la cancellazione dell’emendamento firmato da quattro piddiini (Andrea Pieroni, Antonio Mazzeo, Enrico Sostegni e Alessandra Nardini) e si arriva alla frattura con la decisione gianiana di far aprire il commercio per mezza giornata il Primo maggio.

"Siamo tornati ai tempi di Renzi" hanno scritto nelle chat dem "che dava contro i sindacati". Ma non solo. Alla corrente dem Base riformista in particolare non è andata giù la nomina di Paolo Chiappini come membro, espressione della Regione Toscana, nella nuova Deputazione generale, organo di indirizzo della Fondazione Monte dei Paschi di Siena. Paolo Chiappini è braccio destro di Giani tanto che ha rivestito un ruolo particolarmente significativo anche in campagna elettorale.

Oggi il capogruppo del Pd in consiglio regionale Vincenzo Ceccarelli, che finora ha cercato di mediare, definirà il calendario con la segretaria toscana Simona Bonafè e con il presidente Giani: devono fissare quando vedersi tutti insieme con il gruppone dei consiglieri regionali. Forse domani.

Sul tavolo tante questioni. Si cerca, per l’ultima volta, di trovare sintonia. In ballo ci sono le prossime nomine, e non solo. La più importante è quella del capo di gabinetto dopo la revoca dell’incarico a Ledo Gori. La scelta più naturale sarebbe quella di promuovere il capo segreteria di Giani Paolo Becattini, ma molto probabilmente l’"interim" resterà, forse per qualche mese, nelle mani del direttore generale della Regione Toscana Paolo Pantuliano. C’è chi parla per quel ruolo di Stefano Bruzzesi, esponente dem di spicco, regista della campagna elettorale gianiana, dirigente di Arrr, agenzia regionale recupero risorse. Unica certezza: alla guida delle direzione per l’attrazione di risorse ci sarà Paolo Tedeschi, già responsabile della segreteria dell’ex presidente Enrico Rossi.

Poi c’è la presidenza dell’Irpet, l’istituto di programmazione economica a cui pare destinato Lorenzo Petretto, reduce dai risultati incoraggianti di Fidi Toscana. E proprio a Fidi era candidato un altro dei ’Giani friends’: Paolo Bambagioni, organizzatore e guida della lista del presidente Orgoglio toscano, commercialista, ex consigliere del Pd. Il suo nome sarebbe stato stoppoto proprio dagli ex compagni. La crisi del settimo mese tra Pd e Giani avrebbe congelato anche il varo del nono assessore e dei due sottosegretari.

Attacca intanto Francesco Torselli, capogruppo regionale di Fratelli d’Italia: "Dopo la revoca di Gori è partita una guerra intestina tra Pd e Giani di cui faremmo volentieri a meno. Ci chiediamo quando è che il governatore inizierà a pensare ai toscani".