Il professor Vannucchi
Il professor Vannucchi

Pistoia, 24 ottobre 2021 - E’ uno degli scienziati più importanti d’Italia e con le sue oltre cinquecento pubblicazioni, da circa cinque anni è uno dei ricercatori più citati al mondo nel suo settore, come rileva l’agenzia americana Clarivate Analytics. Un settore assai delicato, che richiede attenzione scientifica e sostegno. È quello delle malattie del sangue. Di questo primato il professor Alessandro Maria Vannucchi, 64 anni, pistoiese, è orgoglioso. Ma i suoi occhi si illuminano anche e soprattutto per la più prestigiosa delle sue creature: il Crimm, il Centro di ricerca e innovazione per le malattie mieloproliferative, dove le cure si studiano e si applicano. Qualcosa di avveniristico, unico e augurabile.

Professore, qual è il suo legame con Pistoia?
"A Pistoia sono nato e ho vissuto a lungo e ho ancora affetti cari, nei primi anni di professione sono riuscito a mantenere anche un ambulatorio, poi gli impegni mi hanno praticamente costretto a trasferirmi a Firenze, ma il mio cuore è pistoiese".
Quali sono i suoi incarichi?
"A Careggi sono professore ordinario di Ematologia, direttore della Scuola di Specializzazione e del Dipartimento di Ematologia dell’Azienda universitaria di Careggi. Sono direttore del Centro di alta formazione DeNothe dove affluiscono esperti stranieri e sono vicepresidente del Comitato etico dell’Area vasta centro".
E il CRIMM quando è nato?
"Dieci anni fa ho fondato il CRIMM e l’ho diretto fino al 2020. Oggi è affidato alla professoressa Paola Guglielmelli, anche lei pistoiese. L’attività svolta dal Centro è intensa, anche perché c’è un incremento della epidemiologia dei tumori del sangue e del midollo, e anche di forme non tumorali che sono aumentate con l’allungarsi dell’età".
Le cure sono migliorate?
"Nell’ultimo decennio sono stati fatti importanti progressi che permettono diagnosi più precoci e precise e consentono una aspettativa di vita più lunga, ben controllata, e vicina alla normalità".
Cosa ci può dire dei linfomi?
"Per quanto riguarda il linfoma è difficile dare la colpa a una sostanza tossica. L’origine ancora ci sfugge. Ma grandi successi sono derivati dalla comprensione dei meccanismi attraverso le mutazioni del DNA. Questo facilita la diagnosi e l’impiego di farmaci mirati verso l’alterazione genetica. Una terapia che si è sviluppata negli ultimi quindici anni".
Cosa avviene nel Centro di ricerca?
"Il CRIMM è l’esempio virtuoso di quello che si può fare dentro il sistema. Facciamo lezione agli studenti, istruiamo giovani ematologi e al tempo stesso sfruttiamo un principio: quello di uscire dagli schemi tipici del reparto, garantendo una assistenza a livello ottimale. Abbiamo un laboratorio diagnostico molecolare che estende il suo raggio di azione a tutta l’Italia. Si concentra sulle alterazioni del DNA, contemporaneamente, conduciamo moltissimi studi sperimentali con farmaci nuovi a livello mondiale".
Il sostegno alla ricerca quale ruolo svolge?
"Molte attività di ricerca si sono svolte grazie al sostegno di AIRC, l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro. Sono stato coordinatore di un primo studio nazionale di cinque anni, dal Duemila, e del secondo, iniziato nel 2018 e ancora in corso, sui tumori mieloidi. È uno studio che ha rilevanza internazionale".
Chi c’è dentro il Centro?
"Ci lavorano trenta persone. Sono quasi tutti contrattisti: medici, biologi, biotecnologi, infermieri di ricerca: è un microcosmo di una sanità come dovrebbe essere. Ci siamo anche inventati un momento conviviale per rappresentare questo valore: la Giornata fiorentina per il paziente con patologie mieloproliferative. Li invitiamo con i loro familiari. Quest’anno purtroppo non ce l’abbiamo fatta a causa del Covid, ma all’ultima edizione sono venuti 500 pazienti. E tutti hanno fatto qualcosa. E da tutti, pazienti e familiari, abbiamo avuto riscontri positivi".
E poi ci sono gli scambi internazionali...
"Contemporaneamente, nell’aula magna del CTO di Careggi, si sono riuniti gruppi di lavoro che hanno visto la presenza dei maggiori esperti italiani e del professor Ayalew Tefferi, il più importante del nostro settore, è un illustre clinico Usa della Mayo Clinic, con cui collaboriamo da molti anni, e ha risposto alle domande dei pazienti".
C’è un momento della sua carriera che ricorda con particolare intensità?
"Due anni fa sono stato premiato, a Roma, dall’associazione “Alessandro Laganà” di Latina per gli studi sulle leucemie rare. Il riconoscimento più significativo mi è stato consegnato dal presidente della Rete Europea per le neoplasie ematologiche, la ELN, il professor Rudiger Hehlmann, era il febbraio 2019".
E nel tempo libero cosa fa?
"Traffico in giardino, mi dedico al bricolage e sulla mezzanotte leggo. Di tutto. Soprattutto romanzi gialli. Amo Grisham, Jo Nesbo e, naturalmente, ho letto tutto Camilleri".
Si dimentica qualcosa?
"La moto. Appena posso vado a fare le passate sulla Porrettana. Senza piegarmi troppo però".