L’insegnante sarà licenziata. Il Consiglio di Stato: "Non valido il concorso rimandato per chi aveva il Covid"

La decisione avrà effetti su molti insegnanti degli istituti della provincia. Il Comitato: "Serve un intervento normativo per chiarire la situazione". L’insegnante Pedroni: "Vorrei garantire continuità ai miei bambini"

Valentina Pedroni

Valentina Pedroni

Pistoia, 1 febbraio 2024 – In assenza di prossimi emendamenti, il destino è praticamente scritto: licenziamento. Nonostante il concorso e le successive graduatorie che avevano stabilito l’immissione in ruolo. Il motivo? L’inattendibilità, così il Consiglio di Stato invocato dal Ministero, delle prove suppletive (indette dallo stesso dicastero dell’istruzione su indicazione del Tar) superate dagli stessi docenti candidati, che avevano mancato le prove ‘ufficiali’ poiché costretti a casa dal Covid.

Un’odissea iniziata nel dicembre del 2021 per un centinaio di docenti che sembra concludersi due anni più tardi nel peggiore e più inaspettato dei modi, il licenziamento. Tra gli insegnanti più battaglieri del Comitato nato da allora c’è anche Valentina Pedroni, docente pistoiese di scuola primaria abilitata all’insegnamento, una laurea in scienze politiche a indirizzo internazionale e un punteggio di 198 su 200 conseguito a quell’incriminato esame di Stato. Anno 2020, il Ministero bandisce un concorso pubblico ordinario per l’immissione in ruolo di migliaia di docenti precari. La pandemia, ancora in pieno, costringe ad attendere dicembre 2021 per lo svolgimento della prova scritta. Un centinaio di candidati risultano però positivi al Covid-19 e quindi, come imponeva l’allora vigente normativa, costretti a casa. Quegli stessi docenti chiedono e ottengono dal Tar del Lazio di poter svolgere prove suppletive. I vincitori vengono inseriti nelle graduatorie delle regioni per le quali hanno concorso e molti di loro, alla luce del punteggio ottenuto, vengono finalmente immessi in ruolo per l’anno scolastico attualmente in corso. La doccia fredda arriva il 24 gennaio scorso, per voce del Consiglio di Stato, che ribalta la decisione del Tar ritenendo "prevalente l’esigenza di celerità e certezza dei tempi di conclusione delle procedure concorsuali in condizioni di parità fra i concorrenti" e aggiungendo che "meri impedimenti individuali non impongono all’Amministrazione un rinvio generalizzato delle prove, prevalendo l’interesse pubblico allo svolgimento delle prove stesse". Insomma, l’emergenza epidemiologica, dice il CdS, non rappresenta condizione sufficiente a smontare le regole preesistenti in materia concorsuale.

"Al di là di considerazioni giuridiche – dice a gran voce il Comitato -, appare in ogni caso opportuno un intervento del Ministero, se non del legislatore, inteso a normare una situazione di fatto divenuta paradossale, con evidente lesione del principio della continuità didattica. Dopo anni di precariato, formazione continua e un concorso regolarmente vinto, che risulta annullato, centinaia di docenti di ruolo saranno, di fatto, licenziati per effetto della sentenza del Consiglio di Stato. Così facendo tante scuole del territorio nazionale vedranno interrotta la continuità didattica nel bel mezzo dell’anno scolastico, con grave danno per alunni e famiglie".

"Questo è un lavoro che amo, che svolgo al meglio che posso – dice con rammarico Valentina Pedroni –. Garantire continuità ai miei bambini, alle famiglie e alla scuola è la mia priorità, poi però sei costretto a scontrarti con assurde vicende come quella che sto vivendo io che invece al bene dei ragazzi e della scuola sembrano prestare poca attenzione".