L’ingresso del San Jacopo al tempo del Covid (foto archivio Castellani)
L’ingresso del San Jacopo al tempo del Covid (foto archivio Castellani)

Pistoia, 10 maggio 2020 -  Il pronto soccorso è tornato a riempirsi mentre le terapie intensive si stanno svuotando. L’ospedale di Pistoia come tutti quelli dell’Asl Toscana centro subirà una drastica riorganizzazione per tornare ad ospitare cittadini che hanno bisogno di visite in urgenza e non con percorsi separati, infermieri a domicilio e accessi protetti al pronto soccorso. "Attualmente sono presenti in tutti i presidi ospedalieri un totale di 259 posti letto covid per quanto riguarda l’area medica, con una occupazione del 50% circa (134) ed una possibile ulteriore riduzione. Una parte di questi resteranno comunque disponibili per la gestione di eventuali nuovi casi.

Nei giorni di picco epidemico sono stati attivati 541 posti letto con una occupazione di 441 per quanto riguarda l’area medica Covid", spiega Paolo Morello, direttore generale Ausl Toscana Centro. "Per quanto riguarda i letti di terapia intensiva rimarranno attivi 44 posti (a fronte dei 128 posti letti attivati durante la fase di picco) , distribuiti negli ospedali di Prato, Pistoia, Empoli, Santa Maria Annunziata e Palagi", afferma Guglielmo Consales, direttore Area anestesia e rianimazione Ausl Tc. «Saranno attivi percorsi separati per i pazienti covid, totalmente distinti dai percorsi per i pazienti no-covid. Ciò consentirà la progressiva ulteriore ripresa delle normali attività in condizioni di assoluta sicurezza ed efficienza. Da settimane è attivo il Girot (Gruppo di intervento rapido ospedale territorio) gestito da specialisti ospedalieri, in particolare geriatri, che permette di curare quei pazienti covid positivi all’interno delle Rsa, che non necessitano di ricovero", afferma Giancarlo Landini, direttore Dipartimento specialistiche mediche Ausl Toscana Centro. Per quanto riguarda il sistema di emergenza, 118 e pronto soccorso nella fase 2 è prevista una riorganizzazione del servizio nell’ottica di una sempre maggiore interazione tra ospedale e territorio, necessaria per la gestione della residua casistica Covid. «Già da qualche giorno si registra un incremento delle chiamate al 118. In questa fase di ripresa è sempre più strategico mantenere l’attuale livello di integrazione con i pronto soccorso per quanto riguarda il pre allertamento e la condivisione dei percorsi di accesso", le parole di Simone Magazzini, direttore Dipartimento emergenza e Area critica Ausl Tc. "Sono allo studio soluzioni organizzative che consentano in caso di chiamata inappropriata del sistema di emergenza l’invio a domicilio di personale infermieristico. Inoltre queste soluzioni consentiranno, da un lato di lasciare i mezzi di soccorso disponibili per vere emergenze e dall’altro di portare una risposta rapida e competente al bisogno manifestato", sottolinea Paolo Zoppi, direttore Dipartimento assistenza infermieristica e ostetrica Ausl Tc.Per l’intera durata della Fase 2 il pronto soccorso mantiene l’attuale ’assetto protetto’. Sono inoltre previste postazioni predefinire e adeguatamente distanziate da assegnare a tutti i pazienti in attesa.

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