Yokoyama (a destra) Alessio Giusti della Cartiera Magnani e Beatrice Cunimberti
Yokoyama (a destra) Alessio Giusti della Cartiera Magnani e Beatrice Cunimberti
di Francesco Ugolini Maestri cartai pesciatini e giapponesi insieme grazie a un "Ponte di Carta". Promosso dall’Atelier degli Artigianelli di Firenze in collaborazione con l’artista giapponese Meiko Yokoyama, l’iniziativa, partita lo scorso dicembre con una serie di video pubblicati sulla piattaforma YouTube e sul profilo Facebook dell’Atelier, ha permesso di avvicinare due culture diverse ma accumunate dalla produzione di carte uniche per qualità e storia. Attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie, l’iniziativa punta a celebrare il passato, presente e futuro della carta avvicinando persone, luoghi e tradizioni. "Il progetto nasce a Firenze nel 2016 su impulso dell’artista Meiko Yokoyama e della responsabile dell’Atelier Beatrice Cuniberti - spiega Alice Ercolini...

di Francesco Ugolini

Maestri cartai pesciatini e giapponesi insieme grazie a un "Ponte di Carta". Promosso dall’Atelier degli Artigianelli di Firenze in collaborazione con l’artista giapponese Meiko Yokoyama, l’iniziativa, partita lo scorso dicembre con una serie di video pubblicati sulla piattaforma YouTube e sul profilo Facebook dell’Atelier, ha permesso di avvicinare due culture diverse ma accumunate dalla produzione di carte uniche per qualità e storia. Attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie, l’iniziativa punta a celebrare il passato, presente e futuro della carta avvicinando persone, luoghi e tradizioni. "Il progetto nasce a Firenze nel 2016 su impulso dell’artista Meiko Yokoyama e della responsabile dell’Atelier Beatrice Cuniberti - spiega Alice Ercolini dell’Impresa Sociale Magnani Pescia -. Il lockdown è stato un’opportunità per completarlo, coinvolgendo noi, in quanto cartai, e lo stesso Museo della Carta, che già collaborava con l’Atelier. L’artista Meiko si è fatta carico di contattare i mastri cartai giapponesi". Un dialogo che si svolge a distanza attraverso filmati girati e montati con cura pressoché calligrafica, in cui l’abilità dei mastri cartai e la carta sono costantemente in primo piano. Un viaggio non solo nella tradizione cartaria di Pescia, Tosa e Ino, ma anche un’opportunità di conoscere il mondo millenario della carta giapponese, della Washi-Arte di Meiko e del restauro della carta. Un percorso reso possibile anche grazie all’utilizzo dei sottotitoli in italiano e giapponese. "Volevamo far conoscere la nostra storia locale, le nostre origini, la nostra tradizione e metterla a confronto con un’altra tradizione che è completamente differente dalla nostra ma che comunque ci lega, cioè la carta - spiega Ercolini -. Infatti, anche se con fibre diverse e con metodologie diverse, la carta è quel prodotto usato da artisti, scrittori e, più generalmente, da tutti noi". Un’iniziativa che l’Impresa Sociale Magnani Pescia, nata per custodire la plurisecolare tradizione e arte della carta a mano del territorio, ha accolto con entusiasmo. "Il nostro scopo è andare a riprendere il passato, farlo nostro e farlo conoscere alle nuove generazioni", racconta Alice Ercolini. Dal recupero della tradizione, tratto distintivo della startup del quindicesimo secolo - come l’Impresa ama definirsi - nasce l’obiettivo di portare la carta ad essere protagonista del ventunesimo secolo. "Produciamo carta a mano cercando di mantenere in ogni dettaglio la tradizione. Noi non utilizziamo macchinari, se non la spappolatrice olandese. Per il resto, tutta la lavorazione è fatta a mano, dall’asciugatura alla pressatura. E’ un vecchio mestiere che però è anche moderno se si pensa che oggi si cerca di fare le cose in maniera più green e semplice. Un sapere che non abbiamo inventato ma che ci è stato lasciato da chi ci ha preceduto". Il progetto Ponte di Carta ha permesso non solo di promuovere la tradizione pesciatina ma di mettere in mostra quelle peculiarità che rende il suo prodotto unico e specifico. "Il nostro modo di fare la carta è differente - chiosa Ercolini -. Abbiamo cercato di farlo vedere nel video, soprattuto per quanto riguarda le fibre. Loro usano la fibra di kōzo, mentre noi usiamo cotone, canapa, lino e la più moderna cellulosa". Un progetto che potrebbe espandersi nel prossimo futuro, ma che ha già maturato la convinzione nei protagonisti dell’importanza del dialogo e dell’incontro, specialmente per riaffermare l’eccellenze del nostro territorio. "Per noi l’Atelier degli Artigianelli ha rappresentato un punto di ritrovo, un modo per andare incontro ad artisti e conoscerne di nuovi - racconta Ercolini-. Collaboriamo su alcuni progetti, come un laboratorio dove abbiamo insegnato e condiviso l’emozione di fare la carta a mano. Avevamo attivato nuovi corsi ma il Covid ha fermato tutto. Speriamo che di poter tornare presto in azione".