Da sinistra Casamassima, Rosati, Alfano, Anselmi e Cucchi (Acerboni/FotoCastellani)
Da sinistra Casamassima, Rosati, Alfano, Anselmi e Cucchi (Acerboni/FotoCastellani)

Pistoia, 6 dicembre 2019 - Una vita spesa per affermare ideali altissimi, quelli di giustizia e legalità, da trasmettere alle generazioni future, i ragazzi, le scuole, perché gli "adulti di domani" non dimentichino mai il passato e possano anche loro decidere in coscienza di dare battaglia alla mafia. E' la lezione più grande, quella del giudice Antonino Caponnetto, scomparso il 6 dicembre di 17 anni fa, in nome del quale oggi (per il nono anno consecutivo) si svolge il Premio Nazionale Antonino Caponnetto per la cultura della legalità, organizzato da Fondazione Un Raggio di Luce Onlus, Centro di Documentazione don Milani e Fondazione Caponnetto di Firenze. Una giornata divisa in due momenti, quello dedicato alle scuole al teatro Bolognini e quello invece in Sala Maggiore, a palazzo comunale, con la premiazione di coloro i quali si siano distinti per lotte di particolare valore sociale, di giustizia.

E in sala tra le più attese c'era colei che in questi anni è diventata simbolo agli occhi dell'opinione pubblica di una battaglia che non conosce stanchezza alcuna, Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, insieme all'avvocato di famiglia Fabio Anselmo, ai carabinieri Riccardo Casamassima e Maria Rosati, coloro che hanno di fatto portato alla riapertura del processo sulla morte di Stefano, e Sonia Alfano, presidente dell’Associazione Nazionale Vittime di Mafia, figlia del giornalista Beppe ucciso dalla mafia nel 1993, che si è detta onorata per l'assegnazione del premio.

"Abbiamo pagato un prezzo altissimo sotto tutti i profili - ha commentato Cucchi -, quello economico e quello emotivo. Ma dopo dieci anni posso dire oggi di aver mantenuto quella prima promessa che feci a Stefano quando lo vidi lì, ormai senza vita, disteso sul lettino dell'obitorio. Gli dissi: 'ti giuro che andrò fino in fondo'. Così è stato, ma oggi è necessario andare avanti perché quella che ho portato avanti in questi anni è una battaglia sociale che non può finire qui".