C’è lo Stato, che deve governare, decidere. Rapidamente, senza le piroette burocratiche che si affastellano e si contraddicono decreto dopo decreto. Puntando sull’innovazione digitale (ad esempio l’e-commerce). E ci siamo noi imprenditori, che dobbiamo tirare fuori il meglio adesso, nel culmine della crisi. Non possiamo arrenderci a scoramento e incertezza, anche perché abbiamo una responsabilità sociale verso i nostri colaboratori e dipendenti, e le loro famiglie. Nonostante le difficoltà e la burocrazia che anche con il...

C’è lo Stato, che deve governare, decidere. Rapidamente, senza le piroette burocratiche che si affastellano e si contraddicono decreto dopo decreto. Puntando sull’innovazione digitale (ad esempio l’e-commerce). E ci siamo noi imprenditori, che dobbiamo tirare fuori il meglio adesso, nel culmine della crisi. Non possiamo arrenderci a scoramento e incertezza, anche perché abbiamo una responsabilità sociale verso i nostri colaboratori e dipendenti, e le loro famiglie. Nonostante le difficoltà e la burocrazia che anche con il Covid ci dà il tormento, gli imprenditori devono reagire. Reinventarsi quanto possibile. Il lavoro, l’occupazione la creano le imprese (oltre allo Stato con il settore pubblico). Imprese che soffrono la peggior crisi dal ’45, e pertanto necessitano di finanziamenti a fondo perduto, un intervento sulla tassazione e una volta per tutte – ma qui la fiducia del manager si appanna e vacilla – lo snellimento di procedure e pratiche. E va velocizzata la comunicazione tra governo centrale – ma anche regionale e locale – e corpi intermedi, come le organizzazioni di categoria.

Fin qui, in pillole, la ricetta per la ripartenza di Gianluca Spampani, 45 anni, laurea in economia e master in finanza, dal 2008 amministratore delegato di Sidal (Società italiana distribuzioni alimentari) che col marchio Zona è leader regionale nella distribuzione per il settore ‘horeca’ (hotel, bar, ristoranti, strutture turistiche): 30mila clienti tra Toscana, Liguria, Sardegna. Spampani, vicepresidente di Confcommercio Pistoia-Prato, dal mega cash and carry di via Sant’Agostino guida 300 dipendenti.

"Nonostante la pandemia – dice Spampani – abbiamo confermato il piano di investimenti stilato in tempi pre-Covid (6 milioni nel triennio 2019-2021, ndr). Questo è un segnale di fiducia più concreto di tanti discorsi. Io sono ottimista a livello 7,5 in una scala da zero a 10i, se molliamo adesso è finita e mi rivolgo ai colleghi imprenditori". Un ottimismo del fare che non ha paura di guardare dritto sul muso la crudezza dei dati del settore: i clienti di Zona, appunto il segmento ‘horeca’ ha subìto un crollo di fatturato dell’80%; si prevede che il 25% delle attività non riaprirà più, mentre in molti casi la cassa integrazione ancora non arriva sui conti correnti di chi ne ha diritto. "Il governo – riflette Spampani – ha il compito di stabilire dove e come spendere la notevole massa di fondi a disposizione. La cig serve soltanto a tamponare all’emergenza. Ma per ripartire e andare oltre l’emergenza e rilanciare gli investimenti privati, lo Stato dovrebbe puntare al ristoro totale a fondo perduto del mancato margine delle imprese dovuto al lockdown".