Yara con la mamma adottiva Stefania, che mostra le denuncia presentata dopo il furto
Yara con la mamma adottiva Stefania, che mostra le denuncia presentata dopo il furto

Pistoia, 2 febbraio 2019 - I furti di biciclette, ormai, sono all’ordine del giorno. Ma quando la bicicletta per una ragazzina di diciassette anni rappresenta il riscatto di una vita che non è stata per nulla generosa e racchiude gli unici ricordi felici, allora il discorso cambia.

La storia di Yara è quella di una vita che l’ha messa a dura prova fin da piccola. Rimasta orfana all’età di tre anni e portata in una casa famiglia in Ucraina, Yara è stata adottata da una coppia pistoiese, Marco Ferrari e Stefania Fogli. Una famiglia felice dove per Yara il brutto ricordo di quanto successo ai genitori naturali sembrava piano piano essersi affievolito, grazie all’amore dei nuovi genitori. Il padre Marco, uno sportivo, portava sempre con sé la piccola Yara a fare lunghe passeggiate in bicicletta, una specie di rito che è continuato anche quando Yara è diventata più grande. Per lei la bicicletta rappresentava qualcosa di speciale, un legame tra padre e figlia.

Tre anni fa la vita ha di nuovo voluto mettere alla prova Yara, che si è vista portare via il padre adottivo. Una perdita dura, difficile da accettare per un ragazzina che già aveva pagato un conto pesante alla vita. Yara è rimasta solo con la madre Stefania che, per renderla indipendente e farle continuare a sentire quel legame con il padre, le ha regalato una bicicletta elettrica. Per Yara, quello è stato il regalo più bello del mondo. Non aveva bisogno di chiedere a nessuno di essere accompagnata a scuola o dalle amiche, ma soprattutto poteva continuare a fare lunghe passeggiate in bici portando avanti la passione di babbo Marco.

Domenica scorsa, però, la bicicletta di Yara è stata rubata proprio dentro la stanza dove ogni sera la riponeva con cura. «La bicicletta era chiusa con il blocca sterzo – racconta la mamma Stefania – e le chiavi erano custodite in casa, così come la batteria. Il mezzo è, quindi, inutilizzabile. Per Yara la bici rappresentava tutto il suo mondo, la sua vita, il ricordo del padre scomparso tre anni fa. La bicicletta ha sempre fatto parte della nostra famiglia e per questo non è tanto il valore economico, ma quello affettivo che è stato violato». TRA POCHI giorni, il 5 febbraio, Yara compirà diciotto anni: sarebbe bello se questa ragazzina, che di sventure ne ha già dovute affrontare fin troppe, potesse riavere la sua bicicletta. Un lieto fine. Proprio come quello che si legge nelle favole. Un lieto fine che Yara meriterebbe.