Niente click day per i fragili: le persone malate di tumore, malate di cuore, immunodepressi e sofferenti di patologie croniche. Non costringiamoli a estenuanti nottate in attesa che il portale consenta loro di prenotare la vaccinazione contro il covid, piuttosto aiutiamoli con mezzi più semplici, che li facciano sentire considerati e al sicuro, ora che dovrebbero essere in arrivo, nelle prossime settimane le "migliaia di dosi" (la Toscana ne attende 300mila), tra Pfizer e Moderna. C’è tutto il tempo di organizzarsi. Ne parliamo con la dottoressa Anna Maria Celesti, vicesindaco di Pistoia, assessore comunale alla salute e presidente della Società della salute pistoiese. Dottoressa cosa ci hanno insegnato...

Niente click day per i fragili: le persone malate di tumore, malate di cuore, immunodepressi e sofferenti di patologie croniche. Non costringiamoli a estenuanti nottate in attesa che il portale consenta loro di prenotare la vaccinazione contro il covid, piuttosto aiutiamoli con mezzi più semplici, che li facciano sentire considerati e al sicuro, ora che dovrebbero essere in arrivo, nelle prossime settimane le "migliaia di dosi" (la Toscana ne attende 300mila), tra Pfizer e Moderna. C’è tutto il tempo di organizzarsi. Ne parliamo con la dottoressa Anna Maria Celesti, vicesindaco di Pistoia, assessore comunale alla salute e presidente della Società della salute pistoiese.

Dottoressa cosa ci hanno insegnato questi ultimi mesi?

"L’esperienza maturata ci ha dimostrato due cose fondamentali: la caccia al vaccino crea soltanto grande confusione, aspettativa, delusione e arrabbiature quando si rimane fuori. La seconda è che la scelta per categorie non sempre è valida. Il covid19, soprattutto nelle sue varianti, si è dimostrato particolarmente aggressivo dove trova le fragilità: come nelle persone con più di 80 anni e in presenza di patologie. In quel caso può portare alla morte".

Quale strategia le è sembrata migliore per proteggere le persone più a rischio?

"Bisogna quindi rifarsi a un principio, ben applicato, nelle residenze sociali assistite, nei centri diurni e in tutte le piccole comunità dove abbiamo vaccinato i più anziani e i più fragili e che hanno già quasi tutti, in tre mesi, ricevuto anche la seconda dose e dove la situazione è sotto controllo. La stessa cosa avremmo dovuto fare con gli ultraottantenni e con le persone con patologie che le rendono fragili. Doveva essere messo in atto un meccanismo simile".

Cosa non ha funzionato?

"Il problema è che ci siamo trovati davanti a un ridotto numero di vaccini e dovevamo scegliere il miglior modo di protezione delle persone. E l’alto numero di decessi tra le persone anziane ci dice che non abbiamo fatto tutto come nelle Rsa, e così come è stato indispensabile, e fondamentale, vaccinare quegli operatori sanitari che sono a contatto stretto con i pazienti, compreso il mondo del volontariato e quello di emergenza urgenza a contatto con i fragili. "Tutto il resto del mondo poteva anche attendere. Fermo restando l’approvvigionamento, visto che stanno arrivando molte dosi, anche di Pfizer, siamo comunque indietro nella vaccinazione degli ultraottantenni e dei fragili".

Cosa possiamo ancora fare?

"Occorre attingere a tutte le risorse e questo significa mettere in campo i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta, i liberi professionisti, gli specialisti, i farmacisti, gli infermieri le associazioni di volontariato, gli operatori sanitari dipendenti dalle Asl. Sono tutti professionisti preparati e disponibili. Così come abbiamo già strutture che vanno meglio organizzate e molte altre si sono già rese disponibili a questo scopo. Speriamo che arrivino le milioni di dosi annunciate. Allora entreremmo in un’altra dimensione".

Niente click day?

"Non possiamo ripetere gli errori fatti in precedenza e bisognerà procedere con la vaccinazione a tappeto di tutti coloro che sono in condizioni di fragilità. E’ solo così che potremo proteggerli e occorrerà una organizzazione efficiente. Non ci dobbiamo dimenticare che gli ultraottantenni perlopiù non utilizzano i social, nè internet e spesso non hanno familiari che possano aiutarli pur essendo i primi ad avere il diritto di esser tuttelati. Il sistema sanitario deve essere sì universale e pubblico, ma anche e soprattutto solidale".

lucia agati