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8 mag 2022

Il bonus andrà a 55mila pistoiesi "Ma non basta a battere il carovita"

La misura una tantum decisa dal governo fa discutere: ecco a chi andranno i 200 euro nel comune. Sono oltre 45mila i lavoratori con un reddito fino a 26mila euro. Cgil e Cisl: "Bene, ora aiuti strutturali"

Daniele Gioffredi (a destra) e Silvia Biagini lo scorso primo maggio in centro storico
Daniele Gioffredi (a destra) e Silvia Biagini lo scorso primo maggio in centro storico
Daniele Gioffredi (a destra) e Silvia Biagini lo scorso primo maggio in centro storico

Saranno circa 55mila i pistoiesi che avranno diritto al bonus di 200 euro deciso dal governo per sostenere il potere d’acquisto delle famiglie con reddito non superiore a 35mila euro. Una platea molto ampia, che coinvolge lavoratori dipendenti (che riceveranno il bonus direttamente in busta pagata), lavoratori autonomi e anche pensionati. I dati si basano sulle dichiarazioni dei redditi del 2020 (le ultime disponibili, visto che le dichiarazioni dell’anno 2021 ancora non sono state presentate): nello scaglione fino a 26mila euro annuo di reddito ci sono 45.648 persone residenti nel comune di Pistoia, mentre nel successivo scaglione tra 26mila e 55mila euro annuo di reddito sono registrate 15.281 persone, circa due terzi dei quali con redditi fino a 35mila euro.

I sindacati valutano come "positiva" l’erogazione del bonus, pur ritenendolo uno strumento insufficiente non solo nell’importo ma anche nel modus operandi dell’aiuto alle famiglie.

"Il governo ci ha dato retta – sottolinea Daniele Gioffredi, segretario provinciale Cgil – visto che ha trovato i soldi per aiutare le famiglie con un incremento della tassazione sugli extra profitti delle aziende che con la pandemia avevano guadagnato di più. É una boccata d’ossigeno ma un intervento che vorremo vedere ripetuto nel tempo in futuro: alle famiglie italiane non servono bonus una volta ogni tanto, servono riforme strutturali fiscali e interventi seri sulla precarietà, tanto nel privato come nel pubblico, come ad esempio nella scuola e nella sanità. Lo ha detto anche il ministro Orlando: i salari in Italia sono tra i più bassi d’Europa, in proporzione col costo della vita. Da questo punto di vista, i 200 euro non possono cambiare la situazione. Sono utili e faranno comodo a tante persone, ma alla lunga servirà ben altro per evitare guai seri per le famiglie italiane, specialmente quelle monoreddito".

Di opinione simile Alessandra Biagini, segretaria provinciale Cisl: "Il nostro sindacato vorrebbe non una tantum ma modifiche strutturali al costo del lavoro e al fisco. I nostri stipendi sono appesantiti da una pressione fiscale inaccettabile. Ben accetti i 200 euro, ma alle famiglie serve altro e soprattutto serve non una volta sola. La guerra in Ucraina e i risvolti sul costo dell’energia saranno problematiche che peseranno a lungo nel portafoglio degli italiani: pensare di risolvere i problemi economici con un bonus da 200 euro una tantum è profondamente sbagliato". L’obiettivo dunque è un alleggerimento strutturale delle spese delle famiglie, anche se per 55mila cittadini il bonus può rappresentare comunue un primo passo avanti.

Francesco Storai

© Riproduzione riservata

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