Pistoia, 29 maggio 2020 - “Immaginate per un attimo di trovarvi in una terapia intensiva. Ora provate a farlo durante una pandemia da coronavirus”. Comincia così il video-messaggio del dottor Leandro Barontini, da quindici anni alla direzione del reparto di terapia intensiva, prima al Ceppo e poi all’ospedale San Jacopo. Oggi che i numeri del virus restituiscono l’immagine di un mare un po’ meno in tempesta (ma non ancora calmo), Barontini si prende del tempo per sedersi a una sedia e parlare davanti al solo occhio di una telecamera. Per dire “grazie” a tutti coloro che hanno teso una mano, che hanno capito in silenzio, che hanno pensato al sostentamento dei sanitari impegnati nella battaglia così come fa una madre con un figlio, nutrendolo, alimentandolo. E anche ai colleghi, ai sanitari tutti, capaci di “serrare le fila” in un momento in cui quasi non c’era spazio per sentire la fatica, tanto è stata impegnativa l’emergenza.

“Qualcuno potrà pensare che chi lavora in una terapia intensiva è abituato, che fa parte del lavoro stesso. Beh, vi garantisco che non è affatto così – confessa il medico -. A gestire le sofferenze, a comunicare decessi o improvvise perdite non ci si abitua mai. Dopo trent’anni di rianimazione e dieci in cui dirigo il livello uno, vi assicuro che trovo ancora difficile il momento in cui comunico tristi notizie. L’emergenza che abbiamo vissuto aveva e mantiene ancora caratteri epocali. Nessuno di noi era preparato a combattere una battaglia come quella contro il coronavirus. Siamo stati chiamati eroi, è vero, ma in realtà portavamo a casa i segni sul viso e nel cuore”.

Poi, nelle parole del dottore, c’è lo spazio per la gratitudine nei confronti della gente: “Una cosa però è risultata chiara fin da subito e cioè che potevamo contare su di voi. Ci avete supportato, abbiamo sentito la vostra vicinanza nei modi più differenti. Vi siete preoccupati di noi così come noi ci occupavamo di alcuni di voi. Purtroppo non abbiamo vinto tutte le battaglie, ma vi assicuro che ce l’abbiamo messa tutta. Il mio primo ringraziamento va ai familiari dei pazienti ricoverati che hanno compreso le difficoltà in cui noi ci siamo trovati nel doverli tenere a distanza. Per avere accettato le notizie solo per telefono. Grazie, grazie infinite. Ma un grazie anche ai club, ai circoli, alle associazioni, agli imprenditori, ai singoli cittadini: il vostro sostegno è stato per noi un punto di riferimento, la luce di un faro navigando senza mappa. E infine a tutti gli operatori della terapia intensiva, medici, infermieri, Oss e ausiliari: vorrei poter esprimere la mia profonda gratitudine Avere serrato le fila, avete dimostrato senso di responsabilità. Sono fiero di come avete affrontato la tempesta. Ed è anche a nome di tutti loro che sono a ringraziare e a ribadire a tutta la comunità dei pistoiesi che anche se davanti a noi ci saranno giorni difficili per ripartire o forse per convivere con questo fardello, continueremo a lavorare sempre con la stessa dedizione e passione che abbiamo dimostrato in questo frangente in cui è risultata chiara l’opera dell’anestesista rianimatore, anche se non è quasi mai appariscente è spesso determinante per salvare vite umane. Grazie, grazie per non averci lasciato soli”.