Pisa, 23 settembre 2019 -  Le nozze della figlia 21enne «venduta» a un cugino valevano circa 12mila euro. È questo il prezzo pattuito da un bosniaco di etnia rom, 45 anni, arrestato per la prima volta in Italia applicando il nuovo Codice rosso, che prevede anche il reato di costrizione o induzione al matrimonio. Lo ha accertato la squadra mobile di Pisa che ha eseguito l'ordinanza di custodia cautelare. L'uomo, secondo quanto spiegato in una conferenza stampa alla presenza anche del procuratore di Pisa Alessandro Crini, avrebbe voluto vendere anche un'altra figlia, di 19 anni, a un altro cugino, non riuscendo però a concludere perchè la giovane, dopo essere fuggita con la sorella, non avrebbe più fatto ritorno in famiglia.

Il passaggio del denaro è stato anche filmato dalla polizia. Le indagini sono scattate in seguito alla richiesta di aiuto dell'arrestato dopo che le due figlie erano scappate, dal campo rom dove la famiglia risiedeva in provincia di Pisa, insieme ai fidanzati scelti da loro stesse, per sfuggire alle violenze del padre e alle nozze combinate. L'uomo si era rivolto alla polizia denunciando il rapimento anche di una terza figlia, 8 anni, accusando due romeni. Gli inquirenti hanno però capito quasi subito che si trattava di una calunnia, ricostruito la vicenda e rintracciato le due sorelle maggiorenni nel Nord Italia. La figlia di 8 anni è stata invece trovata nella roulotte del padre: era stata segregata per giorni. Riguardo al passaggio di denaro, è avvenuto tra il padre della promessa sposa e quello dell'aspirante marito. La polizia lo ha potuto filmare dopo aver rintracciato le due giovani e dopo che la più grande, di fronte alle insistenze e ai ricatti del padre, hanno riferito gli inquirenti, ha "ceduto" ed è tornata al campo in provincia di Pisa. È stata in quell'occasione che il genitore ha organizzato una festa e una sorta di "rituale", filmato dagli investigatori, durante il quale è stata documentata la "cessione" della figlia. L'altra figlia diciannovenne, invece, si trova nel Nord Italia e convive con il fidanzato e, hanno concluso gli inquirenti, ha definitivamente cambiato vita interrompendo qualunque rapporto con la famiglia e l'ambiente di origine.

"Questi fenomeni sono in netta contraddizione con la libertà delle donne - afferma il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi - Vendere le proprie figlie e combinare matrimoni in Italia non può essere tollerato per nessuna ragione. È inaccettabile che si scambi l'integrazione con un regresso della condizione delle donne e del rispetto dei loro diritti inalienabili". E continua: "La Regione Toscana sta dalla parte delle giovani donne, sollecita e sostiene le indagini e ogni forma di mobilitazione culturale per promuovere la parità di genere e per denunciare queste forme brutali di asservimento delle donne. Allo stesso tempo promuove i servizi di protezione e sicurezza delle vittime di violenza e di chi subisce qualunque riduzione della propria libertà individuale".

Il sindaco di Pisa Michele Conti ricorda in primo luogo l'impegno della Giunta per chiudere un campo nomadi, "perché siamo consapevoli che è  in certi ambienti chiusi che si alimentano pratiche e usanze non più accettabili nella nostra epoca ai danni di giovani donne che devono essere libere di scegliere il proprio destino". Chiunque vive in Italia, aggiunge il sindaco, "deve avere piena consapevolezza di essere soggetto e tutelato dalle leggi dello Stato e di non subire usanze e riti che vengono da culture ormai superate e che non tengono in conto il ruolo dell'individuo, in particolare della donna. Ci batteremo per sradicare queste usanze".

Il primo caso di applicazione del codice rosso "è un primato italiano che non ci conforta - aggiunge dal canto suo la vicesindaca Raffaella Bonsangue - e casomai conferma la necessità di questa nuova legge, nata proprio per il contrasto delle violenze domestiche ai danni soprattutto di donne, con l'introduzione della nuova figura della 'induzione al matrimonio'". Per Bonsangue resta ancora molto lavoro da fare, "soprattutto sul piano culturale, per impedire odiosi soprusi, in questo caso ai danni addirittura di due figlie colpevoli soltanto di volere decidere la propria vita da sole, senza imposizioni patriarcali peraltro non dettate da chissà quali nobili principi bensì dalla 'vendita' delle stesse a due pretendenti sposi".